L’esercito del “copia e incolla “a caccia di “regalie”: più aumentano le “testate”, più diminuisce la credibilità dell’informazione cittadina

Non sono solo le classi politiche e dirigenti viterbesi ad essere pesantemente compromesse con il sistema di clientele, favori, “comitati di affari”, del tutto trasversale che tiranneggia città e cittadini: il mondo della cosiddetta informazione non è da meno. Tutto parte dalla diffusa sensazione, una volta nata la stampa on line, che il giornalista fosse un mestiere per tutti, che ognuno potesse provare l’ebbrezza di aprire una testata e addirittura dirigerla con il tesserino di pubblicista: una professione che quindi è diventato un mestiere come un altro, (con tutto il rispetto), camionista, produttore caseario, venditore di prodotti per gatti. Ma, come si sa, le fissazioni sono peggio delle malattie, e l’illusione di fare un lavoro gratificante ha preso in tanti: gli stessi poi che si sono riversati sul mercato a caccia di pubblicità per sopravvivere: immaginerete voi un neofita del genere cosa sia disposto a fare per realizzare il suo sogno, dare spazio a tutti gli irritanti narcisismi dei politici, chiedere a questi ultimi la carità di uno sponsor, assecondare tutte le corbellerie messe in circolo dai gruppi di potere. Perchè in città ci sono stati fortunati esempi di giornali on line pseudo-indipendenti, resi popolari dall’appoggio di tutta la politica viterbese a caccia di rassicuranti velinari che poi man mano hanno ottenuto tutte le prebende che volevano e tuttora molte volte le notizie di eventi, congressi di partito o riunioni politiche di una certa risonanza li pubblicano a pagamento. Chiaro quindi che, in questa situazione , ogni giovane giornalista o cosiddetto tale aspiri più che a esercitare la sua professione seriamente, ad ottenere attenzione e regalie dai giri che contano: il che, in un sistema di mediocrità diffusa come è quello dell’ambiente politico viterbese crea pesanti danni alla credibilità dell’informazione e paralizza la pluralità delle voci a favore dei soliti noti. Una situazione claustrofobica e penalizzante per una cittadinanza che non ha una sua opinione pubblica, rassegnata al peggio: per non parlare dei giornalisti furbetti che scrivono su testate degli stessi datori di lavoro, di quelli che ricevono plurincarichi e fingono di essere indipendenti assetati di verità: un panorama desolante di cui parleremo a parte. Intanto speriamo che qualcuno si renda conto che la professione meriterebbe più rispetto a Viterbo e andasse a lusingare politici, presidenti di enti, direttori di imprese per altri lavori magari anche più sicuri e remunerativi al momento.

(pasquale bottone)

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