Home Cronaca La Viterbo che resiste: la rinomata Pasticceria Garibaldi di Impero Pierini e figli, artigiani del dolce dal 1972
La Viterbo che resiste: la rinomata Pasticceria Garibaldi di Impero Pierini e figli, artigiani del dolce dal 1972

La Viterbo che resiste: la rinomata Pasticceria Garibaldi di Impero Pierini e figli, artigiani del dolce dal 1972

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Sono storie di luoghi, di persone, di “gente comune” che rappresenta la vita vera; quel sentimento da ricercarsi in giro, per le strade tra la moltitudine. Quello che effigia tutti Noi.. o almeno dovrebbe.L’ambiente profumato di zucchero, luminoso, aerato, spazioso è già la giusta cornice e poi si affaccia Moreno dalla porta del laboratorio dove uova, latte e cacao “conquistano forma” e diventano buone cose. Occhi grandi sorridenti e corporatura robusta; la sensazione di un uomo bravo, non nel senso più comune del termine, ma nella percezione di avere davanti qualcuno che vive bene. Con lui, il fratello Marco, cordialissimo dietro un simpatico atteggiamento di riservatezza. “Al momento nostro padre non è qui in negozio”: ma è lui che nel 1972, dopo una lunga precedente esperienza come apprendista, fonda la nota pasticceria viterbese di cui presentemente è l’amministratore.

Moreno intraprende la professione di  pasticcere con collaborazioni “della domenica” che poi trasforma, imparando i segreti del mestiere, in vera e propria attività di esistenza, “è un lavoro duro, di fatica e attenzione ma mi piace molto. È un lavoro nel quale devi mettere passione e sempre anche un toccopersonale perché il cliente sa valutare ciò che compra e, che soprattutto, poi mangia”. “Abbiamo da sempre voluto salvaguardare la tradizione della buona pasticceria italiana, conservando vecchie ricette, evitando l’uso di preparati che abbreviano i tempi di preparazione ma vanno a svantaggio della qualità”. La “Crema Pasticcera” è fatta a mano, con i classici componenti che usavano le nonne; il “Pan di Spagna”  ècasalingo: pochi ingredienti ma genuini e soprattutto scelti.

Un suono delicato di “campanella” festiva annuncia l’arrivo di ogni cliente e subito Marco è pronto dietro il lungo banco assortito, ordinato e appetitoso. In un fresco pomeriggio primaverile si avvicendano bambini, anziani e famiglie. “L’attenzione al cliente è fondamentale. Anche noi andiamo a spendere in altri negozi e sinceramente quando sei accolto con un bel sorriso tutto fa un effetto migliore, no?”, certo. Continua Moreno: “a una clientela fissa si alternano i residenti della zona ma anche di altri quartieri; ci dicono che la nostra Zuppa Inglese sia la migliore della città. Bisogna stare molto attenti alla bagna, che non deve essere troppo ricca ma deve accompagnare con gusto la farcitura. E ovviamente la freschezza del prodotto è in prima linea”.

Sono le “classiche” paste fresche  i dolci più richiesti seguite dai Mignon, che in genere deliziano i pranzi italiani della domenica e delle festività sebbene, sottolinea Moreno, “la situazione sia un po’ diversa ora rispetto a qualche anno fa. Ci accorgiamo che la tradizione viene conservata ma bisogna anche fare i conti con la condizione economica del momento”. Attualmente il cliente presta maggiore attenzione al denaro, la qualità è sempre richiesta e apprezzata ma il risparmio è ormai una regola da rispettare quotidianamente. “Il consumatore spende con maggiore consapevolezza ricercando comunque i migliori requisiti in ogni tipo di merce e noi teniamo conto di questa esigenza”. In passato le mattine in negozio erano allietate anche dal passaggio di numerosi studenti delle scuole nei dintorni, un noto Liceo Classico si trova a pochi passi; “è mutato anche il modo di fare colazione dei giovani. In parte per la fretta  che caratterizza la modernità, i distributori automatici un po’ ovunque, le colazioni portate e vendute direttamente sul posto,  … più raramente c’è possibilità di vedere il ragazzo che, come accadeva, viene a comprare  uno spuntino per la mattina”. Erano  vecchie buone consuetudini disperse un po’ nel tempo ma, per fortuna,  non  nella memoria.

Però,  giovani e soprattutto bambini sono comunque protagonisti con le loro richieste di bigné decorati con glassa rosa o verde, “che poi, dopo avere spogliato della copertura regalano al genitore perché non sempre apprezzano il sapore dello zabajone”. È divertito Moreno, mentre Marco ascolta attento e approva; molto spesso il compratore si ferma a raccontare, vicende anche personali oppure aneddoti a rallegrare  la giornata di chi ode e poi ripensa… e intanto i più piccoli chiedono anche i biscottini al cioccolato a forma di animaletti. Quelli li divorano.

Una bella soddisfazione per questi artigiani del dolce che producono di notte: “durante la settimana la sveglia suona alle 03:30 del mattino, la domenica invece alle 02:00”. Immagino che sia pur impegnativo uscire tanto presto da casa ogni giorno, ma altrettanto meraviglioso vivere il risveglio della cittadina, il saluto dei lavoratori che condividono una “stessa sorte” avvicinati da un orario lavorativo difficile. La confidenza che nasce tra la gente che felicemente “opera per vivere”: un motto talvolta poco valutato, come se il lavoro non fosse un diritto bensì, un sintomo di mancata prosperità.

È questa anche una storia sana dei posticini di una piccola provincia, che diventano anno dopo anno, luoghi di riferimento. La pregevole pasticceria-confetteria Garibaldi risiede in una delle vie più memorabili del centro che ascende verso Porta Romana, punto più alto della cinta muraria della città. Dove anticamente si sgrovigliava un grande mercato e ancora oggi transita, ogni anno, il Campanile che trasporta la Statua della Santa nativa più amata da tutti.

È soprattutto una storia di dolcezza: “l’immagine della pasticceria era nostra madre Rosaria. Quando scomparve molte persone ci confidarono di avere difficoltà a tornare qui in negozio non potendo trovare lei. Lei che era amica di tutti, aveva una parola buona per tutti e tutti ascoltava con grazia e pazienza. Erano tante le signore che passavano di qui anche soltanto per un saluto a Rosaria”, perché saper ascoltare è davvero un dono eccezionale. “Chi veniva qui quando c’era mia madre comprava il dolce di Rosaria, a testimonianza del fatto che chi vende diventa il simbolo di quel luogo, più di chi produce”.

Perché è quella la foto che portiamo a casa insieme al vassoio di biscotti o alla busta con il pane: è l’icona di una persona che consegna, insieme a una merce, quel momento di distrazione o diletto che speriamo di ritrovare in un acquisto. Un attimo di tempo sconfinato o diverso nel quale l’amore non è amore se muta quando scorge mutamenti.  Quello è un istante..zuccherino e fermo, perché si dice che tutto possa trasformarsi, o apparire trasformato, ma mai distruggersi, perché mai comunque si può uscire dalla realtà. Le cose buone restano invincibili. Complimenti signori pasticceri, i dolci sono un po’ poesia e un pò il sale della vita, ma che sia una vita proprio vera.. e dirò le parole che si dicono, e mangerò le cose che si mangiano e sognerò i sogni che si sognano e…(Julio Cortázar).

Barbara Bruni

( nella foto Moreno e Marco Pierini)

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