Home Cultura La Tuscia degradata: Chiesa di San Giovanni in Val di Lago, l’incuria e l’abbandono
La Tuscia degradata: Chiesa di San Giovanni in Val di Lago, l’incuria e l’abbandono

La Tuscia degradata: Chiesa di San Giovanni in Val di Lago, l’incuria e l’abbandono

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In mezzo ad una campagna bellissima, vicino al Lago di Bolsena, ci sono i resti della Chiesa di San Giovanni in Val di Lago (nella foto). Triste esempio di incuria e abbandono

Se si esce da San Lorenzo Nuovo e si imbocca, per un breve tratto, la Cassia Antica, ci si trova poi lungo parte del tracciato della Via Francigena. Sì, quella Via di cui tanto si parla, su cui in molti hanno fatto dichiarazioni d’intenti sbandierandone l’importanza dal punto di vista turistico. Quella Via che, per molti politici ed istituzioni pubbliche, è stata occasione per farsi paladini della cultura, vestali del patrimonio storico-artistico. Talvolta, a questi proclami, sono seguite azioni concrete, talvolta no. E, spesso, la valorizzazione della Via Francigena la si è dovuta ad associazioni di volontari, di escursionisti.

Perché questa premessa? Perché oggi vi riportiamo (ne avevamo già parlato in questo blog) in un luogo proprio lungo la Via Francigena. Un luogo bellissimo, gravido di storia, di simboli, di leggende ma lasciato in un totale stato di abbandono. Stiamo parlando della Chiesa di San Giovanni in Val di Lago, nel comune di San Lorenzo Nuovo.
Non ci interessano le polemiche. Cosa facciano o non facciano le Amministrazioni che si avvicendano nel governo del territorio è argomento che, almeno per ora, non vogliamo affrontare. Abituati come siamo ad ascoltare, spesso, un peana di mancanza di fondi, tagli al bilancio, rimpalli di responsabilità, vogliamo qui limitarci, sempre per ora, a far vedere alcune foto scattate la scorsa settimana.

E vogliamo limitarci a raccontare un po’ la storia di questa chiesa, solo per far notare la tragica discrepanza tra la sua importanza storica e lo stato in cui è lasciata. Certo, ogni cosa ha un suo arco di vita, uomini e animali nascono, invecchiano (quando riescono ad invecchiare) e poi muoiono. Forse qualcuno pensa che anche gli edifici storici debbano essere lasciati a vivere la loro parabola.

Solo un po’ di storia
Torno a vedere questa chiesa in compagnia dell’amico e studioso di storia locale Luigi Catena che, a questa meraviglia, ha dedicato un interessante articolo pubblicato proprio su questo blog. E, proprio come la prima volta che la vidi, mi colpisce ancora quella sua triste eleganza, quella sua forma ottogonale che si staglia in mezzo alla campagna, per sfondo il cielo. La Chiesa di San Giovanni in Val di Lago è, ironia della sorte, l’edificio meglio conservato di quello che fu San Lorenzino alle Grotte, l’abitato esistente prima dell’attuale San Lorenzo Nuovo e abbandonato a causa della malaria.

Questa chiesa venne edificata in un periodo compreso tra il 1563 e il 1590 dall’architetto Pietro Tartarino, sopra i resti di un preesistente edificio sempre dedicato a San Giovanni Battista. E, presumibilmente, sopra un precedente tempio etrusco. La sua forma ottogonale, al centro di una ricerca che Luigi Catena sta portando avanti, oltre a rappresentare una tendenza architettonica locale dovuta al Sangallo il Giovane, sembra essere al centro di un disegno ben più vasto e, per certi aspetti, misterioso che riguarda altre chiese della stessa forma e il disegno della piazza centrale di San Lorenzo Nuovo.

Con molta probabilità il progetto iniziale della Chiesa di San Giovanni in Val di Lago prevedeva la realizzazione di una cupola. Cosa che non avvenne, probabilmente per motivi economici (anche allora) e che fecero optare per una più economica ma anche più fragile, copertura in legno. Ai lavori di questa chiesa partecipò anche Fernando Facelli, scultore fiorentino realizzando ciò che doveva adornare l’altare maggiore di questo edificio. Attualmente, superando i rovi che circondano la chiesa e schivando le deiezioni corporali dei piccioni che ne hanno fatto la loro dimora, si accede all’interno della chiesa (o ciò che ne resta) e si possono vedere ancora tracce di dipinti in alcune lunette e altre decorazioni.

Luigi Catena, nella sua ricerca, ha messo in luce il fatto che anche questa chiesa, come altre chiese ottogonali della zona come quelle presenti sull’isola Bisentina o come edifici quali la Rocca di Capodimonte, si trovi sulla linea N-S con un orientamento che pone il suo ingresso a ovest e la parete su cui era raffigurato San Giovanni Battista a est. Vi sarebbe dunque un asse O-E che taglia la chiesa in modo assai netto. E ci ricorda inoltre, sempre Luigi, che nella zona sono stati trovati piccoli ma significativi reperti etruschi come una armilla, blocchi di tufo che si riferiscono a strutture murarie arcaiche.

Ci si trova, dunque, in un luogo la cui importanza andrebbe non solo preservata ma ulteriormente indagata anche nell’ambito della ricerca del Fanum Voltumnae e della simbologia legata alla figura dell’ottagono. Invece, questa chiesa, sta letteralmente cadendo a pezzi. Forse anche vittima del fatto che, parte del terreno su cui si trova è del comune e parte della curia. Intanto, su di lei, il tempo sta avendo la meglio. E anche i piccioni. E anche le scritte a pennarello dei deficienti di turno, che non mancano mai

Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può leggere i seguenti articoli di Luigi Catena che forse possono aiutare a capire ancora di più l’importanza di questo luogo

San Lorenzo Nuovo, ottagoni e simmetrie
Da Giano a San Giovanni Battista: un percorso sacro attorno al Lago di Bolsena
San Lorenzino alle Grotte: la storia di questo paese

Geraldine Meyer

(da discoverytuscia.blogspot.it)

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