Home Politica La “politicizzazione del mestiere di giornalista” a Viterbo: tutto è permesso agli uffici stampa dei notabili del paese tra conflitti d’interesse e accessi privilegiati ai fondi pubblici
La “politicizzazione del mestiere di giornalista” a Viterbo: tutto è permesso agli uffici stampa dei notabili del paese tra conflitti d’interesse e accessi privilegiati ai fondi pubblici

La “politicizzazione del mestiere di giornalista” a Viterbo: tutto è permesso agli uffici stampa dei notabili del paese tra conflitti d’interesse e accessi privilegiati ai fondi pubblici

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Nei giorni scorsi con la “trilogia panunziana” abbiamo parlato dei contributi regionali fuori bando che il consigliere Enrico Panunzi è riuscito a far pervenire nelle casse di associazioni, festival e amministrazioni comunali amiche grazie ai suoi buoni uffici: una gestione del potere oligarchica ed esclusiva che non prevede che i progetti più interessanti o di qualità vengano in qualche modo affiancati dalle istituzioni, ma che tutto finisca in un gioco di favori e conoscenze (il solito vetusto gioco che ha già ammazzato Viterbo e l’intero Lazio). Ma la situazione in Tuscia è davvero preoccupante sotto diversi aspetti, non ultimo i conflitti di interesse che caratterizzano la quotidiana attività di molti giornalisti o operatori del settore cultura e comunicazione: valgano per tutti i casi di iscritti all’Ordine che, oltre a svolgere l’attività di ufficio stampa per politici in vista e di potere, contemporaneamente curano il proprio orticello, dalla loro privilegiata posizione, facendo affluire fondi a rassegne o eventi  organizzati da loro stessi o da loro stretti collaboratori o  a corsi e a progetti  specialistici più altisonanti nelle enunciazioni contenute nelle presentazioni che nella realtà. Per non parlare di collaboratori o redattori di quotidiani cittadini che “arrotondano” curando la promozione di enti et similia. Capiamo perfettamente il momento di crisi che sta vivendo il mondo dell’informazione e la necessità di mettere insieme uno stipendio a fine mese: ma un sistema di regole condivise bisognerà anche trovarlo, altrimenti si rischia di finire sempre più in una giungla in cui ognuno fa quello che vuole e si sovrappongono incarichi e prebende in poche mani. Una situazione che annulla quella competività necessaria affinchè si offrano al pubblico prodotti che possano davvero suscitare il generale interesse e non solo quello di giri chiusi nei quali regna sovrana la spartizione meno meritocratica. Ma tant’è Viterbo è tra la province più arretrate ed in crisi d’Italia anche per questo.

(p.b.)

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