Home Politica La polemica: “il razzismo non c’entra niente”, il “controcanto” di Umberto Ciucciarelli (Casa Pound)
La polemica: “il razzismo non c’entra niente”, il “controcanto” di Umberto  Ciucciarelli (Casa Pound)

La polemica: “il razzismo non c’entra niente”, il “controcanto” di Umberto Ciucciarelli (Casa Pound)

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Dopo ogni tentativo possibile di far perdere la bussola a quel popolo che, invece, dimostra giorno dopo giorno di avere le idee chiare, l’ #ancienrégime schierato al completo si lancia sul più classico armamentario antirazzista.
Ed i risultati sono impietosamente gli stessi.
Piuttosto, emerge chiarissima l’evidenza delle sue responsabilità.
Sintetizzabile nell’aver imposto a forza un melting-pot di impossibile realizzazione nelle stesse premesse.
Ci si integra nei tessuti sociali secondo il rispetto dell’esistente, nell’arco di decenni, con molti sacrifici e senza pestare i piedi alle popolazioni ab-origene. Dove, per un insieme di condizioni socioeconomiche e di fattori indipendenti da volontà politiche, non sussiste alcuna possibilità di integrazione -oltre le già difficili tutele concesse in tempo di crisi a chi fugge realmente da una guerra-  si raccolgono le proprie cose e si torna a casa.
Punto.
E’ così da millenni.
Il razzismo non c’entra un fico secco, è squisita questione di equità. Che sale dagli strati sociali più colpiti da un decennio di crisi indotta, quel proletariato cui s’è aggiunta la ‘piccola borghesia’ di chi, negli anni, s’era fatto da sé ed a cui è stato tolto tutto da quella stessa identica classe politica che oggi soffia sul fuoco dell’antirazzismo.
Non giocate su questo. La memoria storica di chi aveva il necessario per vivere dignitosamente riconosce il colpevole, l’accaduto è troppo recente (ed ancora in divenire) per dimenticare le vostre facce. Complici i media e certa magistratura avete decantato negli anni le ‘magnifiche sorti e progressive’ delle vostre ricette sociali ed economiche, ed avete miseramente fallito. Miseramente FALLITO.
La crescita esponenziale della povertà in Italia, recentemente certificata anche dall’ISTAT, è essa stessa motivo di ampia riflessione, e non può essere che risultanza di grossolani errori di valutazione. Tempo fa ebbi modo di osservare come sussistano differenze abnormi tra i sistemi economici dati all’interno della stessa UE, i campi da gioco dove dovrebbero confrontarsi a parità di condizioni le imprese. Oltre il 90% di quelle nostrane sono medio-piccole, strozzate da un fisco infame e da un sistema bancario che le ha condannate al nanismo ben prima che arrivassero i trattati di Basilea e Lisbona. Nel vostro delirante immaginifico come avrebbero dovuto o potuto assorbire in tempo reale tale gigantesca mole di manodopera per niente qualificata in anni di crisi (da voi) indotta? Come avete soltanto potuto immaginare che centinaia di migliaia di immigrati avrebbero potuto divenire ‘autosufficienti’ in un tempo relativamente breve, scaricando lo Stato da ogni dovere?
Questa è follia, ed agitare lo spettro del razzismo è da irresponsabili.
Su questo sì, vi farete molto male.
Umberto Ciucciarelli Casa Pound Viterbo

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