Home Cronaca La nota, Viterbo, “città morente” che si risveglia solo quando c’è da porre l’indice contro immigrati, questuanti e senzatetto
La nota, Viterbo, “città morente” che si risveglia solo quando c’è da porre l’indice contro immigrati,  questuanti e senzatetto

La nota, Viterbo, “città morente” che si risveglia solo quando c’è da porre l’indice contro immigrati, questuanti e senzatetto

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La seconda città in Italia, dopo Trento, ad avere fatto in modo che le coperte dei senzatetto che si riparano in una stazione ferroviaria dal freddo, fossero gettate nei rifiuti: un bel record, nulla da dire. C’ è stato chi ha reagito al “cattivo odore” pare dei “fagotti” dei clochard e ha subito denunciato la cosa alla Polfer che ha poi avvisato Viterbo Ambiente di ripulire tutto: quando si parla di mafia tutti zitti, quando c’è qualche povero cristo “abusivo” tutti pronti a denunciare. Un episodio grave perchè indica a perfezione la mentalità che soffoca la città al momento: tolleranza zero nei confronti di immigrati, questuanti e senza tetto, come se fossero loro il vero problema dell’ordine pubblico cittadino.

E il Comune che fa, è d’accordo? I servizi sociali sanno già dove ospitare i reietti, hanno approntato un piano per occuparsi di chi non ha una casa? Saperlo già sarebbe molto, come sapere tutta questa intransigenza da dove è partita e quale significato ha: cascami di leghismo ortodosso o cos’altro?

Un avvenimento del genere merita spiegazioni, anche perchè evidenzia una città morta che si risveglia solo se c’è da mettere all’indice chi non ha difese, che riscopre la forza di reazione solo sugli ultimi, mentre molti elementi della sua classe imprenditoriale in difficoltà sono pronti a calarsi le braghe anche dinanzi alla mafia pur di andare avanti, accettando la sottomissione alla criminalità criminalizzata.

Una città dove i rapporti ultimi ed eventuali tra malaffare e politica sono tutto fuorchè chiariti dove la disoccupazione avanza e oltre la regalia clientelare non c’è altro modo di avvicinarsi al mondo del lavoro.

Una città con la stazione di porta romana ora pulita e liberata dal disagio dei diseredati: e le coscienze appesantite dall’ingiustizia.

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