Intervista esclusiva: “Io il sindaco lo farei di sicuro, ma mica decido io…”, cittapaese.it incontra Giovanni Arena

Bella giornata di sole a Viterbo, anche se piuttosto fredda, facciamo colazione con Giovanni Arena ad un bar di cui entrambi ci fidiamo ciecamente, in pieno centro. L’ex assessore è decisamente di buonumore, reduce dalla presentazione della candidatura della figlia Francesca alle regionali, avvenuta ieri sera, alla presenza di un pubblico folto ed entusiasta.

Ieri ha ottenuto la prima investitura ufficiale a sindaco di Viterbo, da sua figlia, è stato più contento come padre o come politico?

(ride) “Innanzitutto come padre, vuol dire che almeno in tali vesti ho guadagnato la mia credibilità sia come genitore che come politico… Mi ha fatto piacere il tanto affetto ricevuto dalla gente ieri sera, e non poco,  sono stato benissimo in quel clima, ma poi per il resto ci sarà da vedere… “.

Non è tutto già scritto allora per l’Arena candidato primo cittadino?

“Per niente, io sono sempre stato e continuo ad essere un uomo di partito di cui accetterò in ogni caso le decisioni, anche se mi chiedessero di fare un passo indietro. Non è  mia abitudine fare salti in avanti da solo…”.

Eppure sarebbe un bel modo per festeggiare il cinquantenario dell’ultima sindacatura di suo padre Salvatore…

(ride) “Tradizioni di famiglia che continuano, dice, certo sarebbe un bel modo di celebrare l’anniversario non lo nego, gli Arena hanno una conoscenza completa  del territorio da più generazioni, sono piuttosto noti in questa provincia…”.

L’ impressione è che Forza Italia si presenti  a politiche e regionali  piuttosto spaccato e diviso in fazioni…

“Non tutto funziona a dovere all’interno del partito questo sì, ma io sono convinto che la compattezza la ritroveremo presto. Ho grande stima e affetto per Giulio Marini  e Daniele Sabatini, quest’ultimo si farà onore nella battaglia per le regionali, ne sono sicuro ed io lo seguirò come esponente del mio partito. C’è da dire però che di candidati ne passerà al massimo uno ed il candidato ufficiale del partito è Dario Bacocco alla Regione: stessa storia per  Francesco Battistoni al Senato”.

Parisi sembra un uomo di dialogo che potrebbe addirittura confrontarsi nel dopo voto con Zingaretti…

“Lei dice? Queste sono cose che io non so, posso dire che Parisi comunque è una persona che stimo molto, un moderato serio, di grande esperienza ed apertura mentale”.

Che ne pensa di un accordo Renzi Berlusconi dopo le elezioni, il cosiddetto inciucio?

“Penso che io non lavoro per questo, ma per aggregare il centrodestra e per far sì che quest’ultimo ottenga la maggioranza per poter governare da solo. Gli scenari del dopo voto attengono al risultato delle elezioni, alle condizioni del paese e ad eventuali emergenze sociali ed economiche che potrebbero dar luogo a più  larghe alleanze. Sono del parere che l’esigenza di salvare il paese dal rischio dell’immobilismo potrebbe in alcuni casi venire prima degli interessi delle coalizioni in gioco, però”.

Per le comunali di Viterbo invece il rischio inciucio non lo vede? 

“Sinceramente molto meno, il centrodestra a Viterbo è ben radicato. è in grado di vincere da solo, io escluderei ogni possibile accordo trasversale per le comunali. Per quello che riguarda il candidato sindaco, ripeto, eccomi  qui, io sono pronto, accetterei con grande entusiasmo e voglia di lavorare, sarebbe il coronamento di un sogno che inseguo da tanto: ma io non avanzerò mai una mia ufficiale autocandidatura, è il partito che deve decidere ed io accetterò qualsiasi cosa mi dirà di fare all’interno della coalizione. Senza aventini, senza polemiche, lo ripeto sono un uomo di partito, ho le mie ambizioni, ma non pretendo, tutt’al più penso di poter meritare attenzione per quello che ho fatto sinora”.

Anche perchè l’aspetterebbe un lavoro molto faticoso viste le condizioni della città…

“Con la voglia di fare si supera tutto, certo i politici devono imparare a servirsi anche di teste pensanti e ad  utilizzarle appieno per il loro merito, finora, lo ammetto, lo hanno fatto poco, anche  perciò  la città è ridotta così”.

(pasquale bottone)

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