Il triste centrodestra dei riciclati che guarda al passato: e i dubbi di Santucci uomo di potere convertito al movimentismo (o no?)

Preoccupante quando una amministrazione cittadina sta per concludere il suo mandato senza certo lasciare rimpianti che l’altra parte politica mostri di non avere nuove idee e di voler tornare addirittura all’antico: non sembra altro che uno scalcinato esercito di riciclatori di se stessi infatti il centrodestra viterbese. Un asse che dovrebbe comprendere Fondazione di Santucci (nella foto), Fratelli d’Italia di Rotelli, il trasformista rientrante Rossi e ciò che resta di Forza Italia ( questo dopo qualche appello di Berlusconi all’unità del centrodestra): Marini per il momento resta battitore libero (o forse sente il canto di altre sirene) e la Frontini al primo turno va da sola. Se quindi il centrosinistra sembra in panne, il centrodestra propone una riverniciatura delle proprie fila piuttosto scialba e incolore: immaginiamo un candidato sindaco scelto tra Santucci, Rotelli o (addirittura?) Arena, scelte passatiste più che prevedibili, stanchi deja vu. La cosa strana è che Santucci, mentre stringe accordi con altri partiti o almeno li teorizza, spinge i “suoi” al movimentismo, all’impegno civico con vocazione che potrebbe sembrare grillina: dopo una vita di politica fatta dal di dentro e di giochi interni propri della stessa, l’ex Udc a questo punto deve decidere: o entra in una coalizione o fa il movimentista e si propone in vesti inedite come sindaco di un progetto alternativo all’esistente. Non è più tempo di ambiguità e di tatticismi esasperati e questa ipotesi ultradatata di centrodestra sembra davvero troppo triste e malinconica per essere vera.

foto tusciatimes

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