Il Teatro Caffeina parte con Povia e il suo grido di battaglia contro gli immigrati, ma Tusciaweb e gli “anti-razzisti” di professione stavolta tacciono e non si scandalizzano

“Nel frattempo l’immigrato/ Mentre tu stai sulla sedia/Si, mentre tu stai sulla sedia/piano piano lui si insedia/Nel frattempo l’immigrato con l’aiuto del governo/Mentre noi litighiamo Lui si prende il nostro posto/E ci cambia pure il padreterno”: non sono frasi tratte dal nuovo inno della Lega di Salvini, ma da “Immigrazia” di Povia che con il suo concerto aprirà stasera ufficialmente gli appuntamenti dal vivo del neonato Teatro Caffeina. Un concerto sicuramente discutibile vista la qualità dubbia ( almeno a leggere il testo della canzone suddetta) della proposta lirico-artistica del quarantacinquenne cantautore milanese vincitore del Sanremo 2006 con la canzone “Vorrei avere il becco” che sfruttò la scia del precedente successo “I bambini fanno ooh”. A quei tempi si poneva come un rassicurante cantore per famiglie poco esigenti a caccia di facili ritornelli scacciapensieri e di semplicismo ecologista da colf, più tardi sarebbe passato alla canzone militante di centrodestra partecipando anche al “Family Day” fino all’ultimo episodio più leghista che cattolico di “Immigrizia”. E’ chiaro che la libertà di espressione va rispettata in tutte le sue forme, e Povia è il benvenuto a Viterbo con il suo “politicamente scorretto” “organico”, ma non si riesce a capire come la Fondazione Caffeina che si occupa anche per lavoro di assistenza agli immigrati abbia deciso di partire con uno show che irride anche piuttosto volgarmente all’ospitalità e all’accoglienza, quasi fossero entrambe pericolose per la sopravvivenza dell’italiano medio. Sorprende anche che una testata come Tusciaweb, nota per le sue grida d’allarme nei confronti del razzismo presente a Viterbo e per il suo solidarismo esibito nei confronti di realtà di difficile reinserimento sociale (vedi il caso Guede con pezzo vergato dal suo ufficio stampa/portavoce Camilli) abbia taciuto sull’avvenimento: evidentemente l’antirazzismo è un’arma che si può tirare fuori come dimenticare, bisogna vedere chi hai davanti, se un “nemico” o un possibile sponsor.

(pasquale bottone)

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