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Il monopolismo selvaggio del signor Rossi &C e il gravissimo caso del Teatro dell’Unione

Il monopolismo selvaggio del signor Rossi &C e il gravissimo caso del Teatro dell’Unione

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Viterbo città dagli eterni particolarismi feudali che bloccano  ogni sviluppo del territorio e di popolazioni da sempre abituate al peggio: contesti chiusi dove ad avere la meglio sono i giochi della politica e delle solite famiglie predestinate che tutto decidono. L’ambito per eccellenza che incoraggia i monopoli e la mancanza di trasparenza: uno su tutti il monopolismo selvaggio di Viva Viterbo, lista civica che si presentò alle elezioni comunali 2013 proprio per avere modo di aumentare i propri spazi e l’appoggio alle loro iniziative cittadine: una lista fondazione, battezzata a poche settimane  dal voto 2013 dal “patto della tipografia” a casa Pepponi che poi ebbe come ben si ricorda ad elezioni vinte la consacrazione ufficiale con la nomina ad assessore alla cultura di Giacomo Barelli. Da allora alla Fondazione Caffeina e al suo movimento satellite Viva Viterbo tutto è stato consentito: vasti spazi cittadini concessi (sul pagamento tosap nulla  si sa ufficialmente) con 10 mesi di anticipo in segrete riunioni di giunta, libertà di fitto di suolo pubblico ai commercianti nel corso delle proprie iniziative (ma il Comune ne ha tratto un utile o no poi non è dato sapere), concessione generosa di teatri  della curia altre volte negati (con immediati finanziamenti per la ristrutturazione trovati), ed altri progetti parsi più di privato che di pubblico interesse. Con un  mercato pubblicitario bloccato, bandi di concorso inesistenti e regole della libera concorrenza e di accesso alla cosa pubblica praticamente annullate. Come è possibile che una intera città sia stata svenduta in maniera così totale ad un privato? E conoscendo come vanno le cose in questa asfittica piccola urbe le risorse sempre reperite da Rossi e C saranno frutto solo di strabilianti  capacità manageriali record? O il sistema Viterbo ha fatto la sua parte e se sì perchè solo in un caso? Tantopiù che la rottura tra Michelini e Viva Viterbo è avvenuta sulla mancata concessione del Teatro Unione da parte dell’amministrazione a Viva Viterbo che voleva mettere le mani anche su quella storica struttura a quanto pare: un episodio gravissimo che la dice lunga su come funzioni a Viterbo il rapporto tra imprenditoria e politica: un clima soffocante che, invece che aprire Viterbo all’esterno la rinchiude negli angusti paletti degli interessi di un privato che non mancherà di presentarsi alle prossime elezioni per guadagnare ulteriori privilegi e comode possibilità d’intervento. Sembra la provincia degradata di un film di Mario Zurlini degli anni ’40, è la Viterbo del 2017, una città che non c’è più.

(p.b.) 

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