Home Cultura I “non luoghi” e le periferie: uno spunto di riflessione per Viterbo, una città da ripensare totalmente
I “non luoghi” e le periferie: uno spunto di riflessione per Viterbo, una città da ripensare totalmente

I “non luoghi” e le periferie: uno spunto di riflessione per Viterbo, una città da ripensare totalmente

0
0

Circa l’80% delle città è periferia. Quando si studiano i centri urbani si è portati ad esaltare – come è ovvio che sia – i monumenti dell’antichità, la memoria, i luoghi che ci hanno consegnato i padri. Eppure tali luoghi straordinari, la gran parte dei cittadini non li abitano. Preferiscono (o sono obbligati) a risiedere lontano dal centro, hanno la loro casa nei quartieri di nuova costruzione.

Diceva Aldo Rossi in una celebre intervista al Corriere della Sera circa 35 anni fa: “…le città sono imbruttite, ma non sono perdute…”. Aveva ragione perché, con la sua sensibile intuizione, preconizzava che le periferie – che certamente non sono, nella stragrande maggioranza dei casi, migliorative della realtà urbana – potessero diventare motivo di studio, di attenzioni. Per tornare ad essere luoghi di sperimentazioni abitative, per una migliore qualità della vita, così come l’immaginarono i pianificatori di città del ‘900 e così come insegnava anche un altro attento studioso di Roma, Saverio Muratori che anticipava, negli anni Sessanta, i temi dell’espansione urbana, ipotizzando tessuti regolari e maglie ampie per la costruzione di una città del futuro assai probabile. “La periferia non può essere spontanea, ma progettata”, diceva Muratori.

Purtroppo, le condizioni dei luoghi periferici (non si parla solo di abitazioni, ma anche dei grandi centri commerciali che l’antropologo Marc Augé definisce, con fulminante intuizione, “non luoghi”) soffrono di malattie che sembrano incurabili. Essi sono privi di qualità costruttiva, sono realizzati nella più totale diversità tipologica e rappresentano un’indecifrabile morfologia. Con il conseguente risultato di apparire monocordi, in una distesa di “volumetrie-cubature” spessissimo senza elementi simbolici connotativi (perché, per il cittadino di periferia, possono bastare i simboli dei centri storici).

Non si progettano più da tempo, nelle periferie, nuove piazze… Le strade non sono pensate con alberature appropriate e dimensionate, né di proporzioni che prevedano la futura realizzazione di case. Anzi, avviene l’esatto contrario: prima si costruiscono i fabbricati e poi i servizi, i tracciati, il verde che, a loro volta debbono farsi largo tra ciò che è già realizzato. In assoluta contraddizione con ciò che avviene nella “pianificazione partecipata e consapevole”, insieme alla gente (i futuri residenti) come si fa in tutta Europa, per esempio.

Perché – nonostante le tensioni e i gravi attuali problemi – chi abita nella periferia di Madrid, di Parigi, di Berlino o di Londra ha la percezione precisa di essere a Madrid, Parigi, Berlino, Londra. Ed, invece, chi abita nelle scarse periferie italiane (romane o viterbesi che siano) è sconcertato dalla loro bruttezza: sono racchie, mal illuminate, pericolose.

Per questo, soprattutto i giovani, cercano nei centri storici quelle funzioni che sono assenti in periferia: inseguono disperatamente i luoghi ove riconoscersi, come alla ricerca di una magia e di una identità che – ahimè – i luoghi periferici non posseggono. E alle viste non avranno mai, se non si ricomincia ad immaginare e a sperimentare modelli insediativi coerenti con i modi di vivere più adeguati e, in particolare, rivisti secondo i nuovi desideri dei cittadini.

 

Punti focali e parole chiave:

  • “I centri commerciali” = non luoghi, ma frequentati dai giovani perché luminosi, con l’aria condizionata (sic!), moderni… pur essendo totalmente privi di simboli
  • Periferie” (che non sono l’alternativa al centro storico) = a Viterbo si fanno concorsi per le piazze del centro storico… oppure, con tanta buona volontà, si tenta di metter qualche alberello a Santa Barbara, cercando di coinvolgere i cittadini abitatori di quella zona…
  • Cambiare” = termine inquietante, soprattutto per un viterbese, notoriamente restio a mutare rotta… sordo a modificare e correggere le proprie abitudini = per paradosso, risuona fragoroso l’ossimoro gattopardesco “…bisogna cambiare tutto per non cambiare niente…”.

(Alfredo Passeri Prof. Estimo Università Roma Tre)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close