Giornata della Memoria: da oggi nelle sale il film “Gli invisibili”, una storia vera

Ci sono molti modi per ricordare una tragedia o un dolore collettivo, il cinema è certamente in grado di fornire testimonianze credibili di verità inconfutabili su tematiche importanti, così che la memoria collettiva non si disperda. Il tema della Shoah, è certamente un argomento su cui vigilare. Spesso le storie vere si trasformano in film toccanti, che emozionano lo spettatore e quasi sempre riescono a coinvolgerlo in sentimenti validi. “Lucky Red “ha portato in Italia Il capitolo di una storia vera con un intento nobile, il ricordo, perchè il ricordo non si arrenda all’ostilità di chi lo contrasta.

E’ infatti di questi giorni l’uscita del film “Gli Invisibili”, la pellicola è nelle sale proprio oggi 27 gennaio, in occasione della “Giornata della Memoria”. E’ un film che racconta l’ennesima storia vera e tragica di quel periodo terribile, in cui alcuni ragazzi ebrei riuscirono a trovare un pizzico di paradiso nell’inferno dell’ovvietà di quella tragedia. Gli Invisibili, è una pellicola tedesca, e racconta la vicenda di quattro giovani ragazzi di origine ebraica che riuscirono a sopravvivere nella Berlino Nazista. Le testimonianze vere degli interpreti reali, che ricordano quei momenti, si intrecciano con la finzione della celluloide. Siamo nella Berlino occupata dal regime Nazista, nelle giornate della persecuzione del 1943, dove il 3°Reich, ha dichiarato con enfasi di aver liberato la città da tutti gli ebrei.

Furono 7000 le persone che riuscirono a salvarsi dai rastrellamenti e dai campi di concentramento, ma il numero dei sopravvissuti calò vistosamente nella Berlino di quei giorni. Quelli che sfuggirono alla cattura, di cui la storia di questo film si occupa, furono quattro “Cioma, Hanni, Eugen e Ruth”. Erano ragazzi temerari, coraggiosi, talmente innamorati della vita, che non si dettero per vinti, non si abbandonarono mai al triste destino che colpì la maggioranza dei loro coetanei. Entrarono nella clandestinità, vissero in maniera avventurosa, assunsero falsa identità nascondendosi persino al destino. Erano per i gerarchi nazisti, e per la gendarmeria fascista, letteralmente scomparsi, invisibili, ma in quel modo riuscirono a sopravvivere per poter raccontare l’Olocausto. Questo film si colloca a metà strada tra il documentario, che aderisce perfettamente alla realtà attraverso la voce narrante dei protagonisti intervistati realmente, e i sopravvissuti della fiction che imbriglia la trama e l’atmosfera dell’epoca.

I protagonisti raccontano gli episodi più salienti della loro incredibile storia, interconnessa con il film, i cui personaggi si ispirano. Claus Räfle, il regista documentarista, studioso delle cronache dell’epoca, ha continuato il suo lavoro di ricerca basandosi su un altro studio presentato una decina d’anni fa, che prese il titolo di”Salon Kitty”, un bordello di spie naziste, frequentato da diplomatici, ufficiali, persone influenti, che era controllato da microspie, installate dell’intelligence tedesca, in questo luogo si nascondeva una donna di Berlino, ebrea con documenti falsi. La curiosità di Räfle, crebbe tanto da fargli ricercare gli ebrei berlinesi reali, i così detti “Invisibili,” entrati in clandestinità all’inizio della seconda guerra mondiale. Così ora il risultato di questo studio ha portato a scoprire che 7000 persone riuscirono a scampare alla deportazione, dei quali 169mila di loro, proprio nella Berlino dei rastrellamenti più feroci, delle giornate del 1943, eroi silenziosi, astuti e invisibili. Ci sono accadimenti che la storia e il ricordo di alcune persone, cercano di cancellare, censurare o dimenticare, forse solo e unicamente per esorcizzare l’orrore, forse per nascondere ferite inguaribili, o per evitare di guardare i fatti più terribili accaduti, direttamente negli occhi; mentre confrontarsi con la realtà è parte integrante della cultura di un popolo, e le giovani generazioni devono conoscere dove può annidarsi il male, ieri perpetrato dal regime Nazista, oggi vagamente respirabile e confuso nell’aria delle nostre città. Questi fatti vanno ricordati e tramandati di padre in figlio, è la maniera migliore per far si, che la ” Giornata della Memoria ” abbia un senso comune compiuto.

Maria Grazia Vannini

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