Giallocronaca, Davide Cervia, la verità vale un euro: una lettera a cittapaese.it del caposervizio del “Corsera” Peronaci sulle “bugie di Stato”

Sul caso di Davide Cervia, il superesperto in guerre elettroniche rapito nel 1990 e mai ritrovato, riceviamo questa lettera di Fabrizio Peronaci (nella foto), giornalista del Corriere della Sera, esperto di misteri italiani e autore di libri-verità (ultimo “La tentazione”, 2017)

Ci sono voluti quasi 28 anni, ma ne è valsa la pena: un euro di vile danaro e l’ammissione che le istituzioni, le autorità pubbliche, quei pezzi di Stato che i cittadini li dovrebbero difendere in realtà hanno brigato per silenziare, omettere, mentire. La conclusione del processo in sede civile sulla vicenda di Davide Cervia, il tecnico esperto in guerre elettroniche rapito vicino casa sua, a Velletri, nel 1990, e mai  ritrovato, è a suo modo storica.

Una delle tante famiglie comuni annientate dai misteri italiani e dall’ineffabile utilizzo della ragione di Stato (Ustica, caso Orlandi, stragi rosse e nere…) si è vista riconosciuto il diritto alla verità, a pretendere dagli organi dello Stato tutte le informazioni utili a cercare di riabbracciare il proprio caro. In questo caso, per quasi tre decenni, gli uffici competenti hanno tentato di sminuire (fornendo fogli matricolari diversi o “dimenticando” di far sapere che il rapito era titolare di uno speciale nulla osta di sicurezza Nato) l’altissima ed esclusiva specializzazione di Davide, che rappresenterebbe il vero e unico movente del sequestro, da inquadrare nell’ambito del traffico di uomini e armi ai tempi della prima Guerra del Golfo.

Altro che allontanamento volontario, magari per scappare con un’altra donna, come fatto trapelare ad arte, specie nelle fasi iniziali delle indagini, a fini di depistaggio. Il ministero della Difesa, per aver violato un diritto primario come quello alla verità, è stato così condannato al pagamento di un euro in favore della parte lesa. Non perché la prerogativa negata alla famiglia valga tanto poco, un’inezia, ma perché con grande dignità Marisa Cervia e i due figli orfani del papà, per evidenziare che la loro azione era ispirata a valori infinitamente più importanti, proprio questo avevano chiesto: un euro di risarcimento. Sessanta centesimi che ora, in virtù della nuova sentenza, sono bastati a riaffermare ope legis diritti e principi democratici essenziali, la trasparenza, il senso del dovere, la rettitudine e la lealtà delle istituzioni, la solidarietà e la coesione sociale. Il prezzo di un caffè, ma dal valore incalcolabile.

Fabrizio Peronaci

About the author:

. Follow him on Twitter / Facebook.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *