Home Cultura Festival o feste di partito? La spartizione politica e la mancanza di pluralismo soffocano la “cultura” a Viterbo
Festival o feste di partito? La spartizione politica e la mancanza di pluralismo soffocano la “cultura” a Viterbo

Festival o feste di partito? La spartizione politica e la mancanza di pluralismo soffocano la “cultura” a Viterbo

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L’assegnazione dei fondi statali, provinciali, regionali o comunali che dir si voglia, per la cultura è da sempre legata ai giochi e ai favori della politica, ma quello che è successo negli ultimi anni a Viterbo ha comunque del gravemente anomalo. Le vecchie rassegne o i cosiddetti eventi culturali hanno lasciato il posto ad un proliferare di cosiddetti festival ( riconsultiamo tutti insieme il dizionario della lingua italiana per metterne ben a fuoco il significato e non equivocare) nati e cresciuti prevalentemente come feste di partito. Ovviamente tutto è cominciato con  “Caffeina”, nata come rassegna di eventi letterari legata alla destra finiana cittadina e poi diventato l’ufficio propaganda della lista civica Viva Viterbo, moltiplicatore di consensi  elettorali ( almeno nel 2013) per il signor Rossi & C. Ma il caso non è unico, basti pensare a Medioera, rassegna sui new media ideata e realizzata da Mauro Rotelli e voce ufficiale del partito Fratelli d’Italia: o ancora al Minifestival i per bambini diretto dal neo-fioroniano Paolo Moricoli, o alla rassegna “alternativa” Quartieri dell’Arte, negli ultimi anni vicinissima a Sinistra e Libertà, ora Sinistra Italiana. Una contiguità tra politica  e cultura che ha superato il segno e che ha in pratica tolto ogni spazio agli  ormai in disuso bandi di concorso; il problema è serio e drammatico per la libertà di espressione e pone Viterbo sicuramente in una condizione di deficit di trasparenza democratica, stretta tra il mancato pluralismo e  la piattezza di proposte per la città sempre uguali a se stesse: ma il discorso meriterebbe una trattazione lunga e approfondita in un pubblico dibattito, qui possiamo solo mettere in evidenza l’emergenza democratica calata sulla città ormai da tempo e segnalare i casi più vistosi di un modo di fare diffuso: festival, ovvero feste di partito, ormai è una consuetudine.

(p.b.)

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