Home Cronaca Esclusivo: Emanuela Orlandi rapita da un frate? “Svolta vicina, l’inchiesta va riaperta”
Esclusivo: Emanuela Orlandi rapita da un frate? “Svolta vicina, l’inchiesta va riaperta”

Esclusivo: Emanuela Orlandi rapita da un frate? “Svolta vicina, l’inchiesta va riaperta”

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“Sono stato a Bolzano in cerca di una traccia precisa su Emanuela Orlandi e ne ho trovata un’altra altrettanto importante. Per la prima volta in 35 anni, infatti, siamo in possesso di una intervista audio e video della supertestimone di Terlano, che afferma di aver visto Emanuela in stato di prigionia in un maso poche settimane dopo la scomparsa. La donna, Josephine Hofer Spitaler, ha 83 anni. Va da se’ che possedere una registrazione e’ fondamentale, a futura memoria”.
All’indomani del suo viaggio in Alto Adige per approfondimenti sul caso Orlandi, il giornalista del “Corriere della sera” Fabrizio Peronaci ha pubblicato nel gruppo Fb “Giornalismo Investigativo” tre video esclusivi del suo colloquio con la supertestimone, dal cui racconto nel 1985 fu aperta un’inchiesta con quattro indagati per sequestro di persona e omicidio. Inchiesta durata ben dodici anni e poi conclusa con una archiviazione, forse frettolosa. Ora quella testimone, per la prima volta, ha fatto una rivelazione sorprendente: a portare nel maso di Terlano la ragazza da lei riconosciuta in Emanuela Orlandi “fu un frate”.
Peronaci, tale dichiarazione contrasta con quelle messe a verbale all’epoca dei fatti, quando la Hofer non parlo’ di un religioso, bensì di un uomo in abiti civili. E’ una contraddizione che indebolisce il racconto?
“Una parola definitiva, ovviamente, non spetta ai giornalisti, bensì a un magistrato, ammesso che l’inchiesta, come credo sia giusto e per molti versi inevitabile, venga presto riaperta. Stiamo ai fatti: c’è una donna nel pieno delle facoltà mentali, che sul finire della sua esistenza trova il coraggio di dire qualcosa che si è sempre tenuta dentro e che oltretutto coincide con tante ricostruzioni. L’ipotesi che Emanuela sia finita in mani religiose è sempre stata presa in considerazione anche dagli inquirenti”.
Il fatto che una persona, 35 anni dopo, sostenga di aver visto “un frate” portare la Orlandi in Alto Adige come può produrre una svolta? Si tratta evidentemente di una testimonianza tardiva.
“Certo, occorre un supplemento di indagine. Ripeto: la teste che si libera la coscienza in limine mortis è un classico dei grandi enigmi. Parliamo di un giallo importante, diamine! L’Italia ne discute da decenni e le connessioni tra la scomparsa di Emanuela Orlandi e brutte storie di servizi segreti e ambienti ecclesiastici deviati sono conclamate”.
E dunque?
“Dunque mi sembra del tutto logico: la signora Josephine andrebbe ascoltata, in via ufficiale, da autorità preposte all’accertamento della verità. Intanto per capire se la novità da lei riferita oggi, vale a dire la presenza di un frate sulla scena a Terlano, sia frutto di un intento preciso: liberarsi la coscienza di un peso insostenibile. Poi, come è scontato in qualsiasi Investigazione seria, sarebbe necessario porle molte altre domande, per valutare la sua attendibilità e circostanziare meglio quanto da lei visto in prima persona”.
Ma nel parlare con la supertestimone tu che sensazione hai avuto?
“Josephine Hofer è lucida e perfettamente capace di intendere. Basta osservare il filmato fotogramma dopo fotogramma. Ma non solo: nello sguardo, al di là delle difficoltà di parola, ho letto coraggio e determinazione, anche a costo di inimicarsi i familiari più stretti, con i quali si dimostra arrabbiata quando grida di voler ‘andare via’ dall’ospizio in cui è stata condotta dopo la morte del marito. Quel passaggio suscita grande tenerezza”.
Qual è l’altra traccia sul Caso Orlandi che stai cercando a Bolzano?
“Si tratta di una imbeccata molto seria, proveniente da ambienti ecclesiastici, alla quale sto lavorando da oltre un anno. Lo scenario è quello del trasferimento di Emanuela nel nord Italia, il che coincide con le rivelazioni della Hofer Spitaler, e purtroppo della morte della ragazza, non è chiaro se in seguito a incidente o malore oppure a un preciso piano criminoso. La conferma che cercavo a Bolzano riguarda il presunto occultamento del cadavere, ma le mie ricerche finora non hanno dato esito. Tornerò alla carica appena possibile. E comunque il viaggio in Alto Adige è valso la fatica: sulla via del ritorno, per quei colpi di fortuna che talvolta accompagnano le indagini giornalistiche, ho infatti pensato di intervistare la Josephine e così, a sorpresa, è emersa la faccenda del frate”.
Il giallo della ragazza con la fascetta si risolverà mai?
“Certamente sì, ormai il tappo sta per saltare. Troppe persone conoscono frammenti o verità rilevanti: mollare proprio adesso sarebbe una beffa per le famiglie coinvolte e per l’opinione pubblica che segue da anni il caso con passione. Lo situazione attuale ricorda quel giocho della settimana enigmistica: basta unire i punti con un tratto di matita e alla fine il disegno di uno scellerato e vergognoso intrigo di Stato risulterà evidente”.
Giovanni La Rosa
nella foto: Fabrizio Peronaci e Josephine Hofer Spitaler

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