Ermanno Fieno continua a “non rispondere”, ma a Viterbo potrebbe collaborare con la Procura: intanto crescono i dubbi sulla tardiva scoperta-denuncia del crimine

Come previsto il gip ha confermato il fermo di Ermanno Fieno che anche stamane si è avvalso della facoltà di non rispondere: fra qualche giorno atteso il trasferimento a Viterbo, dove le cose potrebbero anche cambiare, non è detto che infatti il 44 enne ancora indiziato pluriomicida non decida poi di raccontare la sua versione dei fatti ai titolari dell’inchiesta partita nella sua città. Fieno viene descritto sempre presente a se stesso, oggi ha parlato a ruota libera con i suoi avvocati per più di 4 ore: ovviamente nulla  è trapelato relativamente a questo incontro, ma resta la sensazione che Fieno sia arrivato alla pagina più nera della sua vita, a ricoprire il ruolo di probabile assassino dopo una vita non felice e molti anni di disperazione legata al mancato lavoro. Oppresso da una situazione familiare pesante, da un rapporto con i genitori a quanto pare soffocante e da un dialogo episodico e poco approfondito con fratello e sorella: una situazione di cattivo vissuto amplificato dalle mille difficoltà in cui si trova a dover agire un senza-lavoro a Viterbo, città ad altissimo tasso di disoccupazione, dove l’ottenimento di un buon impiego è legato in massima percentuale all’appartenenza ad un ben determinato giro clientelare e chiunque non riesca a trovarlo viene molto facilmente definito un perdigiorno, “uno che non vuole lavorare”, “perchè a spaccarsi la schiena si trova sempre qualcosa da fare, se si ha davvero voglia di rimboccarsi le maniche”. Etichette facili, figlie di una provincia che è stata benestante e che ora avverte il peso della crisi più di altre senza volerlo accettare  e che in una situazione di diffuso disagio sconta ancor di più una vistosa arretratezza culturale, ammantata di perbenismo e di cinici  luoghi comuni. Fieno combatteva questa vita difficile fatta di percorsi ad handicap da quando dieci anni fa aveva perso il lavoro da un notaio per motivi non chiari relativi ad una accusa ricevuta e, pare, mai del tutto dimostrata, di sottrazione indebita di denaro: fu in quell’occasione che conobbe il carcere, anche se solo pochi giorni che certo aumentarono i suoi sensi di colpa di “non integrato”, di dissimile, di borghese anomalo ed in difficoltà in un ambiente di “sbandieratori” di comfort e vita edonistica. Da allora provò a  ritrovare collocazione, con un crescente senso di frustrazione che lo portò a mettere su attività improbabili come  quella di  “venditore di pesci tropicali per acquari” senza possedere i necessari capitali, probabilmente solo per sentirsi parte attiva di un qualcosa: faceva sembrare di essere sempre in movimento, di voler intraprendere con coraggio, “inventava”, collezionava bugie forse anche per non sentire il vuoto che avvertiva intorno. E lentamente, senza neanche accorgersene diventava un soggetto a rischio, un criminale in nuce, perdendo contatto con la realtà circostante, capacità di discernimento, equilibrio.  Avrebbe avuto bisogno di un aiuto medico, di una presenza familiare costante, ma discreta, invece vide rafforzare il suo senso di solitudine, la percezione di un fallimento, Ed allora la speranza di trovare vie di uscita si affievolì, anche se un generoso amore stava per dischiudergli le porte di una possibile ripartenza quando la storia di Ermanno Fieno divenne cronaca nera, di un probabile delitto efferato, l’assassinio dei genitori o della sola madre, la fuga, il fermo, l’accusa pesantissima. Cosa è avvenuto in quei giorni che vanno da fine novembre al 13 dicembre  può saperlo lui solo, se fu il padre a morire di morte naturale e solo la madre vittima della sua  furia violenta e improvvisa, perchè in quel periodo nessuno si recò a casa Fieno, neanche i familiari più stretti, risulta incomprensibile come mai una vicenda che a tratti assume le sembianze dell’horror, con un cadavere in decomposizione avvolto nel cellophane ed una madre ed un figlio che ci convivono non sia stata scoperta prima, denunciata prima, se una morte non poteva essere evitata, almeno un delitto forse poteva essere  scongiurato. Ma queste sono verità che dovrà scoprire la Procura di Viterbo, titolare dell’inchiesta: e queste sono cose che dovrà spiegare Ermanno Fieno se e quando, ritornato nella sua città, deciderà (i pressuposti perchè ciò avvenga ci sono, il “controllo” dimostrato dopo il fermo) di interrompere i suoi silenzi.

(pasquale bottone)

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