Home Politica E dell’approvazione del masterplan nessuno ebbe più notizia: le “eterne promesse” non mantenute della politica viterbese
E dell’approvazione del masterplan nessuno ebbe più notizia: le “eterne promesse” non mantenute della politica viterbese

E dell’approvazione del masterplan nessuno ebbe più notizia: le “eterne promesse” non mantenute della politica viterbese

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Se un certa cosa, in gran parte del Pianeta, si compie in un tempo ragionevole, a seconda della complessità, dell’entità, della disponibilità, ecc. a Viterbo tale “misura del tempo” è una componente, a dir poco, singolare. Prendiamo il caso degli appuntamenti: “Ci vediamo a Piazza Crispi verso le 6…”. Poi, fatalmente e immancabilmente, quell’orario diventa le 7, le 8…
Viterbo è così, non c’è niente da fare. Lo dicono gli stessi viterbesi. Vogliamo citare un altro esempio? Il Master Plan sul Centro Storico. Ricevo un messaggino, a seguito dell’appello che ho pubblicato su Città Paese il 10 settembre scorso, circa l’urgenza per Viterbo di dotarsi di un “strumento di regole e di scelte” (solo per tratteggiare gli elementi, forse, dirimenti di tale progetto) che testualmente recita: «Professore, per rassicurarla: approveremo a breve il masterplan. Le comunicherò la data». Risposta mia: «Ne prendo atto». Contro replica: «Non so come possa pensare il contrario». Fine degli scambi.

Se il mio calendario non fosse, per caso, fuori uso sono passati da quell’sms 25 giorni. Sono pochi? Cosa significa “a breve”? 30 giorni? 60 giorni”? 1 anno? Aspettiamo fiduciosi e incoraggiamo l’Amministrazione a decidersi perché, nel frattempo – nonostante i trionfalismi di alcuni oppure, viceversa, le solite malignità su incapacità del fare (in parte, assolutamente giustificate) – il Centro Storico versa in condizioni preoccupanti. Per la modesta manutenzione, la pulizia, l’abbandono (soprattutto nelle ore notturne), per le trasformazioni e alterazioni incongrue, per la mancanza di un Piano del Commercio che affronti seriamente il problema dello “svuotamento” di questa delicatissima parte urbana, in particolare degli artigiani e delle attività di alta qualità. Questioni serissime che, naturalmente, i soliti detrattori ignorano, preferendo la polemica fine a se stessa, tanto per aprire bocca e dargli fiato…

Ed invece le soluzioni ci sarebbero (ci sono), stanno lì in un cassetto. Ma questo sfugge a chi di dovere, tanto il “misuratore del tempo viterbese” fa la sua parte: rimandare sine die… Poi, forse, qualcuno – «… dopo Santa Rosa…» – se ne occuperà. Peccato che chi ha investito, ha studiato a fondo le potenzialità di Viterbo e creduto di poter dare una mano alla “rinascita della città”, ne abbia le tasche piene. Non a caso, continuano a formarsi “gruppuscoli” di dimensioni più ridotte dei già esistenti, tutti in conflitto tra loro. Recalcitranti alla novità, impenetrabili e impermeabili a qualsivoglia modifica dello status quo ante.

Le responsabilità di una simile condizione sono tante e di diversifica origine. La scuola innanzi tutto, che grazie ad una Ministra di cui è meglio tacere, si avvia a far studiare gli allievi per tramite del telefonino e degli smartphone! Dice giustamente al proposito Curzio Maltese: “La società fuori dalla porta di casa rimane un luogo di conflitti ed è bene, in parte, che lo sia. Perché attraverso il conflitto ci si conosce, si mettono alla prova della vita reale idee e valori, si coltivano capacità critiche e creative, in una parola: si cresce”. Parole sante.
Ma a Viterbo non ce n’è una di tali conflittualità. Purtroppo. Anzi, la città è completamente avvolta dal “grande sonno”. Speriamo che il risveglio non sia critico.

Alfredo Passeri

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