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Dopo voto: elezioni o opposizione, le ferite del centrosinistra

Dopo voto: elezioni o opposizione, le ferite del centrosinistra

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Anche nel centrodestra non sono rose e fiori in questo post voto. Salvini non molla dalla posizione di leader conquistata a suon di voti, mentre Berlusconi è preoccupato della overdose leghista nel suo campo. Salvini non intende infatti cedere il più alto scranno di Palazzo Madama a Paolo Romani. Di lui non si fida, perché potrebbe condizionare dalla poltrona della seconda carica dello Stato la prossima fase, quando si dovrà cercare una maggioranza e formare il governo. La Lega vuole mani libere per trattare con i grillini. Troppo ghiotta l’occasione del governo per non provarci. E’ probabile perciò che spunti il nome di Giulia Bongiorno, neoleghista dopo un passato con Fini e ben gradita a Berlusconi che ha un debole per gli avvocati. In questo caso, la presidenza di Montecitorio andrebbe ai 5 Stelle.

Fin qui la cronaca. Allo stato attuale non si può tuttavia scartare l’ipotesi di elezioni anticipate, se non in autunno, abbastanza presto. Se però nei prossimi giorni si troverà una soluzione al puzzle di una maggioranza di governo (sia essa di “scopo” o politicamente inedita) con l’aiuto decisivo del presidente Mattarella chiamato a uno sforzo di fantasia politica, si potrebbero avere uno o due anni di tempo prima di una sorta di spareggio tra Lega e Movimento 5 stelle. Nell’immediato, al centrosinistra non resterebbe che elaborare il lutto unendo analisi con ripensamenti e cercando qualche volta di rientrare in partita dall’opposizione o appoggiando singoli provvedimenti.

Forse è finito il “renzismo”. Forse è tramontata l’idea che a sinistra basti un rassemblement elettorale. Forse Pd e Liberi uguali sono strumenti inutilizzabili così come sono. Forse non meno in crisi è la Cgil. Di certo, il confronto post elettorale è fin qui assai deludente nonostante lo tsunami. Prima e dopo il voto non c’è stato lo sforzo di una rilettura sociale e politica della società italiana e delle sue turbolenze più profonde. Bisogna dunque elaborare il lutto ripensando in profondità.

Troppo improvvisata e superficiale a sinistra è la discussione immediatamente politica che sembra incentrarsi o sulla richiesta che il Pd vada a vedere le carte di Di Maio con il rischio di suicidio finale o su “non siamo stati abbastanza alternativi” (Liberi e uguali). Approssimativo  Fratoianni che punta l’indice contro la “sovraesposizione di D’Alema e Bersani” (senza la quale però sarebbe stato difficile per Liberi e uguali conseguire il quorum, del 3 per cento). Poco convincente lo stesso Bersani con il suo linguaggio metaforico: “Nemmeno noi, in pochi mesi, abbiamo trovato la soluzione. Ma almeno abbiamo visto per tempo il problema”. D’Alema, dopo la sberla nel suo collegio uninominale, fa sapere di volersi dedicare “allo studio e alla formazione”. Grasso è silente, sembra già un ex leader andato a riposo. Nel Pd si lavora a un ennesimo nuovo segretario.

Se ci vorranno uno o due anni di tempo per la resa dei conti, la principale priorità potrebbe diventare quella di riorganizzare il proprio campo dall’opposizione con idee inedite e plurali sul passato e il presente, con uno straccio di coalizione anch’essa plurale e una nuova legge elettorale, con scelte sociali e organizzative innovative, con un profilo culturale non improvvisato tornando nel frattempo a parlarsi e ad ascoltarsi. Per ora è fondamentale pensare e ascoltarsi.

Aldo Garzia

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