Donna suicida al Belcolle: ecco perchè Tusciaweb è andata oltre il diritto di cronaca e ha violato la legge sulla privacy

Ha suscitato molte reazioni il caso della quarantenne morta suicida al Belcolle di cui ci siamo occupati ieri, sottolineando la terribile invasione di campo fatta dal quotidiano tusciaweb che ha pubblicato più foto della sfortunata donna tratte dal suo profilo facebook. Reazioni indignate che stigmatizzavano come molti operatori dell’informazione avessero superato oggi ogni senso della misura e del rispetto delle persone, smarrendo anche il buon gusto e la misura. In effetti in cosa ha sbagliato ancora una volta Tusciaweb? Non certo nel dare la notizia che era di pubblico interesse, e andava data, e forse neanche nell’aver fornito le generalità della donna suicida ( potrebbe rientrare nel diritto di cronaca, anche se in casi del genere viene preferito fermarsi alle sole iniziali di nome e cognome, un modo procedere che il quotidiano è solito ad esempio riservare a molti casi di cronaca giudiziaria riguardanti personaggi in vista cittadini), ma nel pubblicare una foto del tutto slegata dall’accaduto e proveniente da un profilo social privato che è garantito, anche per le regole volute da Zuckemberg, da diritto d’autore. Chiunque pubblichi una foto su fb ne è assoluto proprietario e può disporne come meglio crede: nessuno può riprenderla e farla sua senza preventiva autorizzazione del diretto interessato. In questo caso parliamo anche di una persona deceduta che non può neanche difendersi, la violazione è davvero grave anche in relazione al codice etico che dovrebbe accompagnare ogni giornalista: e poi, come ripetiamo, non si può dire che la pubblicazione  fosse giustificata da necessità di giustizia o di polizia, nè rispondesse al cosiddetto principio di necessità: è evidente che non vi era alcuna necessità di conoscere il volto specifico della deceduta, per cui anche tale principio non risulta rispettato. Quindi ci troviamo dinanzi ad un uso assolutamente arbitrario del diritto di cronaca e ad una grave violazione della legge sulla privacy, che ancora una volta però rimarranno senza conseguenze.

(pasquale bottone)

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