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Deja vu, il Maresciallo Rocca e l’epoca d’oro di Viterbo: erano gli anni ruggenti della sindacatura Gabbianelli

Deja vu, il Maresciallo Rocca e l’epoca d’oro di Viterbo: erano gli anni ruggenti della sindacatura Gabbianelli

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Più vedi la Viterbo triste e sconsolata di questi ultimi anni più ti viene in mente quella di inizio anni duemila, in cui il capoluogo della Tuscia diveniva spesso fascinoso teatro di posa per la fiction televisiva “Il Maresciallo Rocca” del non dimenticato regista Capitani, che tanto contribuì a far conoscere maggiormente Viterbo in Italia. Erano anni d’oro per la città e proprio oggi ne abbiamo l’esatta contezza, erano gli anni della sindacatura di Giancarlo Gabbianelli (nella foto). Il mio non è un elogio fine a se stesso, nonostante ad ogni occasione io ribadisca la mia grande stima nei confronti sia dell’uomo che del politico: è l’esatta consapevolezza di come i due mandati gabbianelliani siano stati un’occasione di risveglio e di rinascita culturale, “caratteriale” ed estetica per la città, in gran parte ben sfruttata, di cui poi nessuno ha saputo o voluto raccogliere l’eredità. Anni in cui la città dei Papi aveva una sua identità di città d’arte che sapeva comunicare con l’esterno, in cui la stessa non era abbandonata all’incuria e al malgoverno, ma aveva una sua guida sicura che si prendeva le sue responsabilità, sapeva essere punto di riferimento, riusciva a farsi capire in più che buono italiano senza biascicare frasi in stretto dialetto viterbese tra l’altro. La guida di un politico serio e capace che odiava i toni melliflui del politichese finto e sapeva arrivare dove voleva arrivare mettendo in gioco se stesso, che non amava la mediocrità sia umana che professionale, con la mentalità vincente e le idee chiare, apprezzato e stimato a livello nazionale ed anche fuori; un primo cittadino che i suoi errori li avrà anche commessi magari, pagando però sempre in prima persona e senza cercare scorciatoie legali, anzi non accettando la prescrizione nei processi che lo coinvolgevano e ancora lo coinvolgono. Quello che sembrava possibile per Viterbo con Gabbianelli è ridiventata utopia, buio tornare indietro nel tempo, oscurantismo soffocante; e con questi chiari di luna sembra assurdo che la città debba rinunciare al suo politico migliore ritiratosi comprensibilmente a vita privata dopo le tante guerre subite e molto poco disponibile (a ragione) a ricandidarsi: eppure il suo scatto sarebbe indispensabile per risollevare le sorti di una città così spenta, il suo decisionismo riconsegnerebbe la bussola ad un percorso di rinnovamento “intelligente”, la sua levatura spazzerebbe via il sempre più diffuso odore di randagismo servile, di acida mediocrità che si respira qui da noi. Ci pensi, Gabbianelli, forse l’era del definitivo buen retiro per lei non è ancora arrivata come crede…

(p.b.)

Comment(1)

  1. L’unico motivo per cui Viterbo era migliore sotto Gabbianelli era perchè l’economia italiana tirava ancora, la moria di negozi non c’era stata ancora e le casse del Comune erano “piene”

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