Home Cronaca Degrado urbano: la riqualificazione dei quartieri periferici deve partire da Santa Barbara: zona che può diventare “centrale” per la città futura
Degrado urbano: la riqualificazione dei quartieri periferici deve partire da Santa Barbara: zona che può diventare “centrale” per la città futura

Degrado urbano: la riqualificazione dei quartieri periferici deve partire da Santa Barbara: zona che può diventare “centrale” per la città futura

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Santa Barbara a Viterbo è sinonimo di dormitorio, esempio negativo di aggregato urbano, una sorta di enclave dove anche le vie di accesso sono poche e difficili.
È lo stereotipo della periferia che evidenzia il netto distacco dalla città consolidata. Predomina la casualità, la mancanza di coesione del tessuto edilizio dovuto ad una scarsa qualità della progettazione, la monofunzionalità, la scarsità dei luoghi di aggregazione socio-culturale. Vi è la monotona ripetizione del modulo edilizio e dei contenitori residenziali che lasciano irrisolti gli spazi esterni, dove la scarsa funzione commerciale prova ad essere l’elemento qualificante.

È proprio dai vuoti che potrebbe iniziare una nuova riflessione sulla riqualificazione dei quartieri periferici, vuoti che a Santa Barbara sono particolarmente evidenti e lavorare sul vuoto potrebbe essere una prima strada progettuale. Il quartiere dovrebbe essere visto inoltre come un centro consolidato del quale deve essere compreso il senso, la complessità, le contraddizioni e il ruolo per estrarne le potenzialità nascoste stravolgendo la “visione” tradizionalmente negativa, ripensandolo come luogo strategico per lo sviluppo dell’intera città.

Il recupero della quasi totalità delle aree urbane marginali della città dovrebbe partire da una serie di “nuove centralità” capaci di distribuire nel tessuto periferico una serie di situazioni aggregative, volte a individuare “i luoghi pubblici” della contemporaneità i quali, senza entrare in contrasto con la centralità storica, ne determinano una valida alternativa.
In Inghilterra e nel nord Europa la cura è stata quella drastica della demolizione e ricostruzione anche di interi isolati che avevano pochi decenni di vita; in altri Paesi ha funzionato il corto circuito innescato dall’introduzione di nuovi complessi, spesso museali, che hanno trainato lo sviluppo e l’economia; alcune città hanno puntato invece l’attenzione sul potenziamento delle aree verdi interne ed esterne ai centri abitati.
Una visione policentrica di Viterbo e della periferia è auspicabile e aprirebbe nuovi scenari. La periferia, con la grande offerta di spazi aperti, non sarebbe più un luogo chiuso o il limite della città consolidata.

Lavorare per frammenti soprattutto sull’esistente, non perdendo mai di vista l’aspetto complessivo: è questo l’atteggiamento che potrebbe produrre risultati positivi ed immediati. La pianificazione a grande scala, anche se ben congeniata, ha prodotto spesso risultati negativi per lentezza degli iter di approvazione, per le speculazioni, per gli abusi edilizi, per l’indisponibilità delle aree, per la mancanza di fondi, per l’alternanza di diversi soggetti politici alla “guida” della città.
Una strada possibile è la città policentrica dove ogni zona è caratterizzata da una presenza forte che ne rappresenta il motore: l’Università, le Terme, il Centro Antico, i quartieri adiacenti al centro, il verde e la campagna, le zone archeologiche, le ville storiche e le frazioni, le zone commerciali e artigianali, il Museo della Macchina di Santa Rosa situato in periferia – Santa Rosa in soccorso a Santa Barbara?

Alfredo Giacomini

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