Cronaca nazionale: Matteo Cagnoni continua a professarsi innocente, ma il dermatologo dei Vip rischia l’ergastolo

Abbiamo imparato a conoscerlo attraverso i suoi interventi nelle rubriche televisive di medicina; da Medicina 33, Salute e Benessere, a Uno Mattina, ampi spazi sono stati sempre riservati al Prof. Matteo CAGNONI, dermatologo di Ravenna…, noto come il dermatologo dei vip.

Il suo volto è stato sempre associato ai problemi della pelle in menopausa, alla tanoressia, alle dermatiti da alimentazione, e mai avremmo immaginato di vederlo seduto alla sbarra della Corte d’Assise di Ravenna con la più atroce delle imputazioni: accusato di aver ucciso a colpi di bastone Giulia Ballestri di 39 anni: moglie e madre dei suoi 3 figli.

Sul suo capo il rischio di una condanna all’ergastolo per le aggravanti contestate della crudeltà e della premeditazione.

La prima udienza del dibattimento, svoltasi il 10 ottobre, ha visto sin da subito le chiare intenzioni della difesa di Cagnoni di dare battaglia; gli avvocati Francesco Dalaiti e Giovanni Trombini del foro di Bologna, attraverso il deposito di un corposo dossier hanno richiesto la remissione del processo ad altra sede con la motivazione che la serrata campagna mediatica che di fatto già esprime una sentenza di condanna, va a pregiudicare il sereno svolgimento del processo.

Nell’attesa che la Cassazione si esprima sulla richiesta di spostare il processo ad una sede diversa da quella territorialmente competente, ripercorriamo i fatti attraverso gli aspetti significativi di questa tragica vicenda che lascia orfani di madre tre piccoli di 5, 8 e 11 anni.

Ravenna, il 19 settembre 2016, la 39enne Giulia Ballestri, moglie del noto dermatologo fiorentino Matteo Cagnoni, ospite di vari salotti televisivi, viene trovata cadavere all’interno della villa di famiglia di via Padre Genocchi, da tempo disabitata.

I primi accertamenti del medico legale collocano la morte ad un orario compatibile tra le ore 8 e le ore 9 del venerdì 16 settembre. Dieci colpi infitti con un bastone ne hanno causato la morte; questo emerge dall’autopsia che ha confermato la violenza con cui l’omicida ha infierito su di lei.

Sin da subito le indagini si orientano nei confronti del marito che il 18 settembre viene arrestato a Firenze presso la villa dei suoi genitori, dopo aver realizzato un grossolano ed al quanto bizzarro tentativo di fuga.

Attraverso la visione dei sistemi di videosorveglianza della zona – con immagini repertate che sono confluite nel fascicolo processuale – la polizia è riuscita ad allineare in parte le ultime ore di vita di Giulia. Nelle prime scene si vedono marito e moglie accompagnare i figli a scuola. Intorno alle 8.22 le immagini nitide acquisite presso una pasticceria del centro fotografano la coppia mentre fa colazione. Alle 9.08 la telecamera della caserma della guardia di Finanza che guarda verso la villa del delitto immortala due persone scendere dall’auto ed entrare nella dimora. Le registrazioni in cui il sistema inquadra l’ingresso della villa restituisce l’immagine dell’uscita di un solo uomo. Pur trattandosi di immagini sgranate e distanti, per inquirenti quell’uomo è Cagnoni.

Dal canto suo Matteo Cagnoni si è sempre professato innocente e ha sempre respinto tutte le accuse. In merito alla mattinata del venerdì in cui si collocherebbe l’omicidio ha riferito di aver accompagnato i suoi tre figli a scuola con Giulia; di aver fatto con lei colazione ; e tranquillamente riferisce di essere stato assieme a Giulia nella villa del delitto per fotografare dei quadri e di esserne uscito in sua compagnia.

Circa la fuga davanti agli agenti che nella notte tra domenica e lunedì si presentarono a casa dei suoi genitori a Firenze, il medico – che secondo l’accusa, stava progettando la fuga all’estero – spiega che all’arrivo della polizia sapendo già – avvertito dal fratello – che era stato trovato il cadavere della moglie, veniva colto dal panico in quanto traumatizzato da altra vicenda giudiziaria dalla quale era poi stato prosciolto: anche in quel caso gli agenti si presentarono in piena notte.

Riferisce che con la moglie ha avuto sempre buoni rapporti nonostante la crisi coniugale dell’ultimo anno; da qualche tempo aveva avviato le pratiche di una separazione consensuale. Ammette di conoscere che Giulia frequentava un altro uomo – un quarantenne ravennate che a seguito della relazione con la Ballestri si era separato dalla moglie – aggiungendo al riguardo che il geloso ossessivo non ero lui, ma l’amante che la tormentava.

Le tracce biologiche repertate nel corso dell’inchiesta hanno consolidato l’impianto accusatorio che ha determinato il rinvio a giudizio di Cagnoni con l’aggravante della premeditazione. In particolare sangue di Giulia è stato rinvenuto sotto un paio di scarpe Timberland trovate ad asciugare nella casa di Firenze. L’accusa ha ritenuto che Cagnoni abbia appositamente portato tali scarpe con se – con il chiaro intento di utilizzarle nella realizzazione dell’omicidio – visto che quel giorno lui indossava un paio di Hogan, come si evince dal filmato che lo ritrae nella pasticceria.

Ma che senso ha cambiarsi solo le scarpe dopo una mattanza che avrebbe dovuto lasciarlo totalmente imbrattato di sangue?

Ma è possibile che dietro la tragica morte di Giulia Ballestri ci sia davvero la mano del marito Matteo Cagnoni?

Sicuramente la vicenda presenta ancora molti punti oscuri e nonostante l’impianto accusatorio che ha condotto a processo Cagnoni con l’imputazione di omicidio pluriaggravato, i veri pezzi del puzzle non si incastrano perfettamente tra di loro, soprattutto se si considerano alcuni elementi che si pongono in contrasto con la ricostruita dinamica dei fatti.

Al riguardo, sempre dalla perizia genetica sulle tracce biologiche si rileva un dato di estremo interesse (per la possibile considerazione di scenari diversi); infatti si legge che << sotto le unghie della vittima ci sia il Dna di una persona che non è l’indagato. E che su diversi reperti, come ad esempio il bastone, ci sono profili genetici misti, in parte quindi di qualcuno che non è l’indagato». COSA CI FA SOTTO LE UNGHIE DELLA VITTIMA UN DNA CHE NON APPARTIENE ALL’IMPUTATO? Così pure sul bastone? Sulla vicenda Ballestri si è parlato di omicidio largamente premeditato, ma le condotte tenute dall’imputato risultano al quanto stridenti con il concetto di premeditazione. Ad esempio ci si chiede nell’ottica di un delitto premeditato, perché Cagnoni non fa sparire il corpo ? Eppure la recente cronaca nera può insegnare: abbiamo casi come Roberta Ragusa, Manuela Teverini, Elena Vergari, Frigentina del Rosario e tante altre, dove nonostante i forti sospetti che gravano sui rispettivi mariti/compagni, la mancanza del corpo per alcuni di essi ne ha determinato la non risoluzione. Ulteriori dubbi sulla reale dinamica dei fatti vengono alimentati da alcuni accertamenti investigativi posti in essere sul patrimonio di Cagnoni; risulterebbe infatti che l’uomo, iniziata la crisi coniugale, si sia disfatto di un considerevole numero di beni distraendoli con donazioni a favore del fratello e del padre. Perché darsi tanto da fare per sottrarre i beni all’appannaggio della moglie se poi aveva intenzione di ucciderla? Matteo Cagnoni rischia l’ergastolo, eppure non ha richiesto il giudizio abbreviato per il quale avrebbe beneficiato in caso di condanna di uno sconto di pena per la scelta del rito, eliminando il rischio del carcere a vita. Si ripone fiducia in un giusto processo che consacri una verità processuale che coincida con quella reale. Carla Santoro

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