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Comunali: la sovraesposizione d’immagine di Chiara Frontini e i “chiaroscuri” della sua proposta politica

Comunali: la sovraesposizione d’immagine di Chiara Frontini e i “chiaroscuri” della sua proposta politica

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Penso che in ogni caso Chiara Frontini passerà alla storia per la campagna elettorale più lunga per le comunali che nessuno abbia mai affrontato: un anno e mezzo buono di mobilitazione permanente con iniziative e proposte una sull’altra: un impegno in ogni caso temerario fatto di tanta buona volontà, voglia di emergere e indiscusso amore nei confronti del proprio territorio.

Un impegno talmente costante da correre il rischio di poter cadere nella sovraesposizione mediatico-elettorale, nella ridondanza di messaggi con contenuti quindi più difficili da mettere a fuoco, nell’ininterrotto “one woman show”: un atteggiamento che ha la grave contraddizione interna di aver scelto come teatro di posa, oltre a fb e agli incontri dal vivo, una solo testata on line in esclusiva.

Eppure la Frontini in pubblico gioca molto sull’ecumenico, sull’esigenza di salvare la città tutti insieme, sulla collaborazione tra cittadini e istituzioni, appare strano poi che nel divulgare il suo verbo scelga solo una voce, ormai da anni, sia informativamente che pubblicitariamente.

Una scelta i cui lati negativi non ha evidentemente calcolato l’assessore in pectore alla cultura della Lista Civica 20 20 Alfonso Antoniozzi che in una recente esternazione fb parlava dei giornalisti che non riconoscessero la meritoria opera della Frontini come “eticamente scorretti”.

Un’accusa grave e assolutamente immotivata che i vertici di 20 20 hanno lasciato passare senza intervenire: ma una lista che sceglie la strada dell’esclusiva editoriale può mai sbattersi, lamentarsi se alle sue conferenze stampa partecipano pochi giornalisti?

La domanda è lecita e sottintende ad una coerenza dei comportamenti che una proposta civica non dovrebbe mai smarrire, soprattutto se si tiene in bilico tra “populista” ed “ultra-popolare.

Venti Venti hanno interiorizzato la lezione dei 5 stelle adattandola poi  agli stereotipi di una viterbesità orgogliosa e autoreferente con un un  marketing di impronta “milanese”: questo mix poi trova la sua diffusione nell’immagine ultra-giovane e sorridentemente leziosa della Frontini che cerca un target di riferimento molto vasto e generalizzato e poco esigente.

Di qui i corsi di pizza, l’inglese per tutti, l’oroscopo, come in una tivù privata anni 70, a testimoniare la vicinanza con la “ggente”, un contatto stretto con il territorio, il campanilismo godereccio, ma organizzato: ci sarebbe stato meglio per una forza civica civica un ottimismo meno spettacolarizzato, una proposta fatta su pochi punti essenziali, non esibiti, ma spiegati con linguaggio basic e senza pretese didascaliche ai cittadini.

Ma ogni movimento civico ha le sue particolarità e quella di Viterbo ha i contorni dell'”one woman party”, tanta “ammuina” che se segui una cosa già ti sei perso l’altra: eppure avere il tempo di fermarsi a riflettere sarebbe utile di questi tempi senza essere continuamente bombardati da ipotesi, slogan, motti e sei per tre: la Frontini sarà tra le principali protagoniste della prossima campagna elettorale, non temete, potete anche riposarvi un po’.

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