Com’è triste la Viterbo di Fioroni: l'”imperatore di Pianoscarano” tiranneggia ormai su un cumulo di macerie

Sarà un politico abilissimo, un genio della tattica, l’imperatore incontrastato della “città vecchia”, ma la Viterbo di Fioroni è un luogo dell’anima sempre più triste e buio: una città depressa, dove gli equilibri sono immobili e la vita politica e sociale è un libro già scritto. Nulla riluce nella Viterbo di Fioroni, dove tutto è scontato e le oligarchie sono sempre le stesse e decidono tutto, tolgono ogni respiro al cambiamento: un posto dove tutto viene determinato e nulla è da determinare, senza fantasia e sogni, oppresso dalla mentalità servile, dal conformismo e dalla piaggeria. Com’è triste Viterbo, com’è triste il pd che rende immortale il suo segretario, candidandolo per la terza volta consecutiva e il centrodestra non sa fare altro per tentare di vincere le elezioni che rincorrere i cavalli di ritorno: com’è triste la città delle eterne promesse non mantenute, della mediocrità di una classe dirigente e politica che ha pochi eguali nel Belpaese, degli eventi strombazzati quanto inutili, dell’arroganza dei potenti e della rassegnazione dei cittadini. Com’è triste il capoluogo che non è più capoluogo, la città che è ancora paese, l’urbe che è fuori dal mondo: com’è triste la terra di Fioroni che sbaraglia tutti, troneggia, dispone, comanda, ma mai si preoccupa di amarla per davvero la sua città: come un’ amante o una moglie bellissima da dominare, controllare, possedere senza che possa manifestare un desiderio, una voglia nascosta, prona, serva, umile e devota: com’è triste la Viterbo di Fioroni, regnante incontrastato su un cumulo di macerie crescenti.

(pasquale bottone)

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