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Cittapaese.it al cinema: “Martin Eden” di Pietro Marcello con Luca Marinelli

Cittapaese.it al cinema: “Martin Eden” di Pietro Marcello con Luca Marinelli

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E’ uscito il 4 settembre nelle sale cinematografiche “Martin Eden”, una intensa pellicola targata Pietro Marcello, e interpretata dal credibilissimo ed intenso Luca Marinelli. Marinelli calza a pennello i panni del protagonista in un ruolo affidatogli ora, ma che precedentemente fu a pieno titolo attribuito, come un autoritratto indelebile, a firma del suo autore originale Jack London. La pellicola ci trascina in una storia con la S. maiuscola, una di quelle che tiene attaccati alla poltrona. Il regista introduce il pubblico in una rilettura del personaggio di Martin Eden, nella riedizione su celluloide di un romanzo famoso. Il film è sbarcato in laguna alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, con l’intento di aggiudicarsi il maggior numero di premi possibili. Ripropone un vecchio personaggio tragico, un eroe sfortunato e tormentato, rimpacchettato in nuova carta da regalo e confezionato per lo spettatore, in una rilettura ambientata tra i vicoli di Napoli.
Anche al tempo dell’uscita della pubblicazione, il libro fu un potenziale ed ottenuto successo, quanto lo è oggi in versione cinematografica per il grande pubblico e per l’ampio impatto emotivo che regala a chi lo guarda. Potremmo definirlo “film d’autore”, con il ritorno con grinta, del cinema di ” Casa Nostra”, pur scaturendo appunto da un riadattamento da un romanzo già conosciuto, ipercritico e disilluso, che racconta di una società malata di consumismo egoistico, espressione quasi metafisica di ogni “età del tempo”e algoritmo immutato che e a dispetto dei santi e dei profeti, si riedita metodicamente in ogni epoca. Scaturito del testo sofferto e molto autobiografico del suo autore, allora come oggi, uscì dalla penna tragica di un uomo tormentato da dubbi e dai sentimenti. “Martin” ci fa precipitare come da un burrone che guarda il Vesuvio in una Napoli amata e riamata, di cui contempliamo le sue immagini tipiche.

Il film trascina in visioni di volti, luoghi, eventi, come espressionismo di costumi, voci, musiche, panni stesi al sole in vicoli intervallati da ripidi gradini, che trascinano in salita o in discesa verso il “Blu più profondo del mare” del nostro Paese. Il regista ha fatto esplodere la magia delle immagini in modo alchemico, mescolando come per la preparazione di un dolce tipico,(salta in bocca metaforicamente persino il sapore dei ” Babbà,”),immagini di archivio storico, insieme al gusto del “Rum”condito della grana di cui è impregnato il film. La vera Napoli vince sempre, in comunione con Genova, dove il mare in comune, appartiene interamente al suo ” Marinaio,” protagonista, poeta- filosofo- scrittore. Un grosso incendio al Lido per lo scrosciare di applausi e per il benvenuto e l’accoglienza al film. Si potrebbe definirlo un film che penetra, raffinato, ma anche fruibile da tutti, assolutamente poetico, nonostante esploda in un vizio quasi genetico, da annoverare tra i “vizi capitali” per le tematiche torbide. Invade a pieno titolo. Il “Capitalismo individualistico”stridente, emerge con voce strozzata, ma poi urlante, palese e predatrice ,e solo per pochi spregiudicati, appunto come un vizio. La trama racconta di un ragazzo della Napoli povera, un marinaio dall’età di 11 anni, che intraprende una lotta titanica per riuscire ad emergere e a riscattarsi, la maniera per farlo è quella di diventare uno scrittore di successo. La sua ispirazione gli viene offerta dalla donna di cui si innamora “Elena Orsini”, ” Lo spirito di una divinità” lo coglie impreparato, ma volitivo. Lei ha occhi blu come il mare, quello che lui conosce bene, e di cui si innamorerà per sempre, Figlia della buona borghesia, lei ne è presa totalmente e irrimediabilmente. Lui le chiede due anni di attesa, per poter imporre i suoi racconti e le sue teorie al mondo intero, che in seguito gli renderanno gloria, pur nella sua stessa incredulità, e per riuscire ad accumulare il denaro per celebrare la sua passione con il vincolo del matrimonio.

La differenza di classe e di stato sociale soffocherà quell’amore forte, giovane ma tenace, così che la tragedia renda Napoli testimone di vincoli e circostanze inoppugnabili. Dura per Martin farsi accettare da una classe sociale nettamente superiore, seppur con abiti nuovi e impeccabili, e con una cultura che diventa un mestiere di prim’ordine, Nonostante l’amore più puro e incontaminato, nonostante la bellezza che Martin subisce per la natura e per il creato da lui tanto osannati nei suoi versi, la delusione ha le porte spalancate. La vita del protagonista è una lotta giornaliera, che lo induce a conoscere il Socialismo in tutte le forme di rivolta o di rivincita, fino a fare di lui un filosofo del suo tempo, un idealista appezzato anche oltreoceano. La distruzione è lì e lo sta guardando avida. E’ un film potente, lo si potrebbe definire di ispirazione Nietzschiana, dove si cita Baudelaire insieme ad altri filosofi decadenti. Fernanda Pivano a suo tempo lo spiegò bene “Gli eroi di London cominciano sempre ad agire nel tentativo di conquistare la vita, di allargarla, di darle una dignità e finiscono per essere divorati, sconfitti, ma dalla vita stessa non dalla morte”. Ottimo cast, ottima fotografia, grande sceneggiatura…. Un immenso Carlo Cecchi nella sua interpretazione.

Maria Grazia Vannini

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