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Cittapaese.it al cinema: “La vita invisibile di Euridice Gusmao”  di Karim Ainouz

Cittapaese.it al cinema: “La vita invisibile di Euridice Gusmao” di Karim Ainouz

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Il film, “La vita invisibile di Euridice Gusmão ” si apre sullo scorcio verde di un bosco, in cui sarebbe facile perdersi. Più propriamente approfondendo il senso di quella fotografia, verrebbe spontaneo assorbire volutamente la sensazione prolungata dell’invisibilità, in un “tutto,”ma incompleto. E’ una natura dai colori intensi, quasi ipnotici, rappresentativi di un luogo che narra la profondità di dirupi proiettati sul mare. Il verde domina incontrastato con una inviolabile priorità, la natura è fulgida quanto i desideri che si hanno nella propria vita. Le immagini sui titoli di apertura trasmettono una forte potenza intuitiva. Due ragazze che hanno da poco superato l’adolescenza, parlano tra loro, sono sorelle, cresciute insieme , si conoscono a fondo, e vagano e si muovono in stanze emotive familiari, tra le sfumature dei loro caratteri diversissimi, e nel contempo sovrapponibili, esplorano le debolezze insite e dominanti del loro ” essere donne,” appartenenti ad una età acerba, tipica e compatibile con lo stato di “giovani ragazze” in una Rio De Janeiro agli albori degli anni 50. Città straripante di persone, di disperazione e povertà. le loro risate si fanno spazio tra le fronde, ma contemporaneamente esplodono in un cambiamento, non solo del tempo atmosferico, ma anche e della loro situazione e relazione di sorelle. Un temporale si preannuncia con sibili di vento e pioggia, e una tempesta , quella emotiva, si annuncia con una prossima separazione che sbaraglierà di li a breve il loro rapporto unico e consolidato di amore indissolubile. Nella foresta il cambiamento del tempo è repentino avviene in un baleno, e nella vita reale altrettanto. Il peso dell’intensità degli eventi è profondo e tangibile, come un macigno che spacca cuore e cranio ad entrambe.

Le ragazze danzano sulle note della vita, su un pentagramma buio, una si incammina veloce per sfuggire all’acquazzone, l’altra temporeggia, sta riflettendo, quasi a perdersi in un istante estatico di infinito dualismo relazionale. “Guida! Aspettami!, dice Euridice “, mentre l’altra veloce si inerpica, lasciando la sorella, metaforicamente spersa in quella natura che sembra obnubilarne la mente, confondendole la via in una sospensione temporale, in cui Euridice avverte un grave e reale pericolo tra il verde che è assolutamente avvolgente. La natura però a poco a poco prosegue nella sua dissolvenza di immagini, come di un ” Fantasma”, il nero profondo del bosco presenta scorci di turchese, poi una luce pallida, subito dopo il nulla, la perdita, l’assurdo è già entrato dalla porta principale, incenerendo la vita di entrambe. L’estetica della scomparsa è già espressione vivida, distante irraggiungibile, la grazia del sentimento si dissolve e diventa polvere. Straordinario questo film Brasiliano, due ore e venti trascorse nell’ incredulità, tra la “telenovela” ricca di colpi di scena, e la tracciabilità reale espressa, passo passo a colpi di immagini sorrette da intensi dialoghi, dell’adattamento a film dell’omonimo romanzo della giornalista e scrittrice brasiliana Martha Batalh ” Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione,” per la regia di uno straordinario Karim Aïnouz.

Il film arriva ora nelle sale italiane , dopo la vittoria a Cannes nella sezione ” Certain regard” e con una candidatura agli Oscar per quel Paese, come miglio film straniero. Ha avuto il supporto e la piena approvazione del ” Sindacato dei critici italiani”… tutto meritato. Tratta della storia incredibile che certamente avvince e appassiona su legami familiari. Sud America, anni 50, due sorelle assolutamente diverse, che in realtà vivono gli stessi stati d’animo e le stesse frustrazioni, come gemelle nate da un “ovulo omozigote” pur non essendolo. Guida di 20 anni Euridice di 18. La prima si tuffa a capofitto in un amore totalizzante ma sbagliato, che la lascia senza mezzi di sostentamento ad inventarsi un avvenire e soprattutto una sopravvivenza giornaliera. La famiglia di origine la rinnega all’insaputa della sorella. Euridice grande talento musicale, sogna l’indipendenza tramite il lavoro di musicista.

Entrambe tutto sommato sognano una rivoluzione, sognano di uscire dai canoni di una società restrittiva e mortificante, derivata da tradizioni arcaiche consolidate, da convenzioni sociali oppressive e umilianti per le donne, dominate da un patriarcato che è in grado di azzerare la volontà femminile. Un matrimonio si subisce, e un figlio illegittimo emargina dal mondo intero. La loro follia è solo mentale, mentre ogni giorno l’annullamento di se stesse compie passi avanti, corrodendo la loro vita e la fedeltà ai loro sogni. L’ambiente circostante agisce per separarle, senza riuscirci mai, perchè quel cordone mentale è indistruttibile.

L’invisibilità consiste nel fatto che le due ragazze vivranno separate, inconsapevoli una dell’altra per tutta la vita, pur sognando la medesima felicità dell’unione, mentre il filo indissolubile del loro amore di sorelle sarà illimitato e invisibile, e non si spezzerà mai. Questo è un romanzo che il regista Aïnouz, ha tradotto in melodramma, lasciando in equilibrio perfetto la folgorazione di un realismo di impronta personalissima, in contrapposizione all’alchimia delle passioni difficilmente traducibili. Una miscela liquida, un affresco di cinema d’autore, che trasfigura uno spazio temporale lento, e medesimamente frenetico, in una realtà sconvolgente. Anche le lettere che Guida spedisce alla sorella, composte come un diario giornaliero, saranno il collante finale che ricompone il puzzle di una vicenda di separazione fatta di invisibilità. Un film colmo di sentimento e raffinata dolcezza, coinvolgente, estremamente umano, quasi collocabile in una architettura onirica, in bilico tra un neorealismo schiacciante e un sogno vissuto realmente. Sorelle ” Specchio” frantumate dai formalismi della repressione divisionista sociale e classista, invalidante dittatura, unione progressiva di un mosaico variegato di sentimenti, Quanto possono essere invalidanti le relazioni umane, la parità di genere, o il futuro solo sognato? Distanze abissali incolmabili e frustranti. Il troppo amore spesso separa, in una circolarità immutabile, il presente e il passato sono confusi in un magma in dissolvenza, In una frase è racchiusa la sintesi del film ” Quando suono..io sparisco”. Diretto da Karim Aïnouz, con un cast di eccezione “Carol Duarte e Julia Stockler, Barbara Santos, António Fonseca, Flávia Gusmão, Fernanda Montenegro, Maria Manoella, Cristina Pereira… “.

Maria Grazia Vannini

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