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Cineprime, la recensione: “La caduta dell’Impero Americano” di Denys Arcand

Cineprime, la recensione: “La caduta dell’Impero Americano” di Denys Arcand

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Possiamo affermare che il denaro trova una analogia con Dio? Forse si! Perchè il denaro induce a confidare nella sua onnipotenza, e come Dio, appartiene a un ordine o a un principio superiore. Il denaro è come un gas che si respira, permea la vita delle persone, fa provare lo stesso istinto che suscita la passione, crea appagamento, quello che pervade lo spirito saturo di onnipotenza. Poco importa a questo punto, se bambini dei paesi sottosviluppati muoiono di fame, oppure se a favore della ricchezza si vendono armi per sterminare popoli, tutto diventa lecito e silenzioso, Ogni cosa gira attorno al denaro e agli interessi di pochi…

Chi ne è in possesso coltiva solo ed unicamente il suo super “Io” eccentrico, diabolico, insensibile, senza merito e oppositivo delle masse. Denys Arcand, è il regista e sceneggiatore Canadese che si è fatto apprezzare vincendo numerosi premi grazie al suo film più conosciuto ed apprezzato, ” Le invasioni Barbariche,” aggiudicandosi il premio ” Cèsar” per il miglior film. Ha vinto inoltre un David di Donatello e un Oscar, per quel film. Ora torna nelle sale con ” La caduta dell’impero Americano,” che analizza con sapienza e passione la ” Materia Soldi” con la sua intelligente visione. La storia racconta la vicenda di Pierre Paule, un giovane dottore in filosofia, che per raggranellare uno stipendio che gli consenta di vivere, presta servizio come fattorino presso una ditta che effettua consegne.

Durante un giro di lavoro, si trova casualmente coinvolto in una rapina ad opera di clan rivali, dove i contendenti si uccidono a vicenda, lasciando un solo complice vivo ma ferito, che riesce a darsela a gambe senza appropriarsi del cospicuo bottino, appena sottratto ad una banca clandestina. Il denaro viene lasciato a terra, contenuto in due gigantesche borse. A quel punto il giovane filosofo altruista, generoso, intelligente, insicuro e terribilmente timido, pensa di non lasciarsi sfuggire quella immensa ricchezza, pensando a sè stesso e ai suoi scopi umanitari. L’inizio del film è molto divertente, Pierre, Il dottore in filosofia, dialogando con la fidanzata, depressa, demotivata, infelice e bastonata dalla vita, esprime ogni sua convinzione sull’intelligenza, sul suo uso corretto, e sul beneficio di possederla, opponendo esempi di idiozia suprema e generalizzata come per esempio alcuni capi di stato, tra cui spicca il presidente degli USA Donald Trump, ( eroe negativo), mentre lei sconsolata, replica chiedendogli di decidere sul loro futuro, e opponendo all’intelligenza il potere del denaro, che in ogni caso possedendolo, sarebbe in grado di appianare ogni problematica e indecisione, guarire ogni ferita e risolverla egregiamente, ma la discussione finisce li, perchè lei con fare disgustato lo pianta in asso.

Il film diventa il forum per analizzare le conseguenze del ” Dio denaro,” dei suoi suoi influssi sul mondo interiore e sulla personalità degli individui, con fini che si definiscono nella forma psichica di Pierre, proiettandosi poi a quella effettiva. Il ragazzo si impossesserà di quel denaro, avrà due detective alle calcagna, ma con due complici Aspasie, una prostituta d’alto bordo e Sylvain un detenuto truffatore appena uscito dal carcere, costruiranno la vicenda della ” Caduta dell’impero Americano,”e lo faranno in maniera ironica, grottesca e incredibilmente divertente, ma oltremodo acuta. Interverrà anche in loro aiuto un mago della finanza internazionale “Wilbrod Taschereau”, e allora.. se ne vedranno delle belle! Magnifica riflessione satirica sul potere dei soldi nella società contemporanea, sempre meno attenta ai valori del mondo odierno, come il tempo o la salvaguardia del pianeta. Uno specchio sulla nostra vita effimera, mentre nessuno pensa realmente di combattere il cancro. Con questo tema graffiante e impietoso, Arcand con i suoi magnifici attori “Alexandre Landry , Maripier Morin, Pierre Curzì, Rémy Girard”, riesce a divertire amaramente, ma colpisce nel segno. Da non perdere.

Maria Grazia Vannini

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