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Cinema Prime: torna la regista di “Caramel” Nadine Labaki con il nuovo film “Cafarnao”

Cinema Prime: torna la regista di “Caramel” Nadine Labaki con il nuovo film “Cafarnao”

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Nel paese dei cedri, Beirut è la città Libanese del traffico convulso, dove i colpi di clakson, hanno sostituito quelli dei kalashnikov. Luogo di case bucate come tane franose, di accampamenti plurifamigliari, dove il vicino di casa potrebbe approfittare di una assenza, per occupare lo spazio altrui, semplicemente disfandosi di cose non sue. Il buco diventa lo spazio vitale in cui governare la propria vita, serrata con lucchetti a doppia mandata. Panni stesi, immondizia, acqua fetida, poco cibo, dove la parola “trasparenza” diventa destabilizzante e imperfetta in relazione al luogo e alle persone. Nei campi profughi di Beirut il sovraffollamento di anime è tangibile, irriverente, molti “invisibili” lo abitano, hanno nomi provvisori, nessuna certificazione che attesti nascita, morte, o ricovero ospedaliero, nessuna storia accertata o descritta, tante le pieghe di storie durissime. Situazioni di degrado spuntano dal nulla, tra sacchi di immondizie abbandonati emergono vite disperate, dove la vergogna dell’intera umanità si specchia senza vergogna, ma prima poi presenterà il suo conto salato. I campi profughi diventano contenitori di immense sofferenze, e di vigliaccherie, dove “le persone” vivono ammassate una sopra l’altra, una sopravvivendo a dispetto dell’altra, in una strenua lotta per il cibo, per un farmaco o per uno straccio per coprire le nudità. Lo stato civile, lì, diventa un concetto privato, uno scambio commerciale.

L’ inesistenza civile diventa l’identità sommersa, nessuna prova provata, pochi in grado di trovare un lavoro, una casa o la legalità, se non in forma clandestina. La moltitudine degli invisibili cresce fino a scoppiare. Questa è la tematica trattata nel film ” Cafarnao”, il cui concetto espresso del titolo definisce ” Un luogo pieno di disordine e confusione, esattamente,massa confusa di cose o persone”. Premio della giuria a Cannes. come miglior film in lingua straniera della regista”Nadine Labaki” ( già autrice di Caramel) che ha ottenuto con questo film importanti riconoscimenti, compresa la nomination all’ Oscar e al Golden Globe.  Vincitore del “Golden Orange Award for Best Actor” (International), Golden Orange Youth Jury’s Award Medio Oriente. Labaki con il suo film denuncia, si è addentrata stipulando un contratto di alto impegno civile, affrontando problematiche scottanti, esprimendo e denunciando tramite lo schermo, il carico di sofferenza inaudita imposta agli abitanti dei ghetti di Beirut, che si potrebbe senza esagerare definire disumana.

Discriminazione, sfruttamento e povertà concedono la loro immagine realistica, senza filtri, offrendo scene vere e raccapriccianti date in pasto allo spettatore, tramite gli occhi di un bambino bellissimo Zain. Il dodicenne appartiene a una famiglia numerosissima, e decide di rivolgersi al tribunale dei diritti civili, per denunciare i genitori che l’hanno generato, gettandolo nel degrado, senza amore, senza nessuna possibilità di futuro, genitori che hanno scelto per lui, facendolo vivere nell’ appiattimento generale di una vita insopportabile, insieme ai fratelli. Magnifico e drammatico il legame con la sorellina, concessa come sposa bambina ad un conoscente. I toni diventano grida fortissime, insieme al focus tematico che prende vita allacciandosi a storie strazianti e parallele, attraversate dallo sguardo impotente di Zain. Chi guarda si specchia in una verità dolorosa che fa sentire ogni spettatore colpevole e complice di immense ingiustizie, in un caos difficilmente districabile. E’ un film che ricorda i racconti del neorealismo Italiano, con la stessa veridicità drammatica.

 

Tutta la vicenda rappresenta un tuffo nelle pieghe di un dramma allargato, da cui emerge solo la determinazione dello sguardo bellissimo di quel bambino dagli occhi verdi e minacciosi. Il rancore, ma anche la ricchezza di umanità e coraggio di questa figura bellissima e centrale, lui, il bambino in un mondo ingiusto, lui, insieme alla sua determinazione a fare terra bruciata del suo vissuto, dei suoi precedenti. Si mette in grintosa attesa della prospettiva per il riscatto di una vita migliore, vera e lontana dall’inferno in cui è stato concepito senza colpa. L’estetica di questo vissuto viene ripulita e riformulata, lui ce la farà, e ripercorrerà la distanza abissale con tutto ciò che è stato prima del desiderio di rivalsa. E’ un film costruito su momenti toccanti che esaltano la forza e il coraggio di un “minuscolo- grande” essere umano, il suo sorriso finale, rivela la certezza che ” volere, spesso determina potere” Potere di farcela.

(Maria Grazia Vannini)

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