Caso Fieno: i familiari invocano un silenzio stampa che sarebbe una forzata censura: stavolta ha ragione Galeotti

Abbiamo sempre condannato quelli che sono, a nostro avviso, gli eccessi di morbosità della cronaca raccontata da Galeotti e Tusciaweb, il cattivo gusto di alcune foto e alcuni titoli “sparati” con troppa superficialità, ma oggi sulla nota inviata dai legali della famiglia Fieno che chiede alla stampa il completo silenzio sull’intero angosciante episodio  non possiamo che essere d’accordo con il direttore del giornale on line. Nessuno può pretendere che la libera informazione smetta di occuparsi di un caso che ha choccato e continua a choccare un’intera città, una tragica vicenda che probabilmente Viterbo non aveva mai vissuto nella sua storia. Certo, nel raccontare il caso è opportuno che vengano evitati i sensazionalismi, le ricostruzioni arbitrarie, le false verità spacciate per tali: ma penso che qualunque testata giornalistica abbia il diritto di porsi domande sui protagonisti di un evento tanto clamoroso e raro, a partire anche dai rapporti esistenti tra il principale indiziato e la famiglia che continua a considerare Ermanno Fieno come un corpo estraneo, di cui non vuole più sapere. Non significa violare il diritto di privacy  tentare di ricostruire un ambiente, esaminare il contesto in cui un probabile omicidio è avvenuto: cittapaese.it è stata la prima testata a indagare quel forte disagio sociale e quella  disperazione troppo a lungo  trattenuta che fa da sfondo a molte umane tragedie: con piacere abbiamo poi verificato che altre testate hanno seguito la nostra linea. Nel rispetto di tutti continueremo a raccontare il caso Fieno così come abbiamo fatto finora,  perchè la verità resta per noi, per la stampa, come per i cittadini, l’unico traguardo che con tutte le difficoltà possibili, vale sempre la pena raggiungere ed ogni volta, nell’Italia dei misteri infiniti e delle questioni eternamente aperte, sempre di più.

(pasquale bottone)

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