Caso Fieno: avevamo parlato di tragedia umana, tale va confermandosi: le responsabilità di tutti e di una classe politica e dirigente “corrotta”

Avevamo visto bene quando in un articolo, all’inizio della vicenda, avevamo parlato  di una tragedia umana; quella di Ermanno Fieno più passa il tempo più va confermandosi tale, con un contesto  che gira intorno che definire drammatico è poco. Si saprà presto come Fieno è giunto all’atto omicida di uccidere la madre, se di questo si è trattato: senz’altro è già venuta fuori dal tragico episodio di cronaca che dal 13 dicembre scorso continua a sconvolgere la città una Viterbo piuttosto distratta, dei soliti giri chiusi a catenaccio, delle solite apparenze  pseudo rassicuranti che servono a nascondere la noia, la scontatezza alienante di un territorio urbano che ormai non distingue più il centro dalle periferie e che si trincera dietro rendite di posizione e familismi sempre più anacronistici e decadenti. Una Viterbo immobile nel tempo, avara di possibilità lavorative, di punti di svago, di distrazioni benefiche e di centri di aggregazione in grado di strapparla all’isolamento culturale e sociale. Lo avevamo scritto e lo ripetiamo, un laboratorio di emarginati che possono delinquere, di potenziali killer, di persone  sole che non riescono a trovare rimedio alla loro disperazione. Un degrado umiliante per la città di cui tutti siamo responsabili, a partire da una classe politica e dirigente corrotta e compromessa poco interessata alle sorti reali del luogo e al bene comune.

(Pasquale Bottone)

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