Home Politica Avanti, c’è posto in lista: affaristi, disoccupati, hobbysti, trasformisti, narcisisti, lo strano “mercato” delle comunali
Avanti, c’è posto in lista: affaristi, disoccupati, hobbysti, trasformisti, narcisisti, lo strano “mercato” delle comunali

Avanti, c’è posto in lista: affaristi, disoccupati, hobbysti, trasformisti, narcisisti, lo strano “mercato” delle comunali

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Chissà se continuerà così fino al 10 maggio, data in cui bisognerà presentare come termine ultimo le liste per le comunali: finora la politica viterbese ha dato il peggio di sè con litigi continui, presenzialismi asfissianti, compilazione delle liste spesso scriteriata e non selettiva, quasi stessimo al mercato delle vacche.

Invece questo grande mercato di vanità e bisogni, sistemazioni lavorative e colpi gobbi continua così pietosamente da allontanare sempre più i cittadini dalla cosa pubblica.

E poi dicono che le facce pulite preferiscono starsene a debita distanza dalla competizione elettorale, voi non fareste lo stesso?

Altro che politica come servizio, altro che interesse della città, finora il tutto sembra uno sgangherato corteo verso l’ufficio di collocamento delle comunali.

Pensate come è ridotta la città che chi è senza lavoro o è in difficoltà spera di salvarsi raccogliendo voti, mettendosi al servizio del piccolo o medio capobastone di turno, come se si rivolgesse ad una divinità: e poi dicono che gli anni della prima e della seconda repubblica fossero clientelari, che i partiti sono la rovina dell’umanità, ma con cosa li hanno sostituiti,  con  le carovane dei disperati?

Non può essere questo il modo per trovare lavoro, la città sta sprofondando, serve gente sveglia, motivata, pronta a rimboccarsi le maniche e a dare un po’ di respiro ad un ambiente sempre più grigio e disperato e senza alcun valore di riferimento.

Non c’è un’idea per Viterbo  che si ricordi, una parte di programma di chicchessia che abbia lasciato il segno, solo piccoli show personali, richiami retorici e vaghi al cambiamento, lotte fratricide di qua e di là: oh my God che triste e patetica storia, povera vetus urbs.

(pasquale bottone)

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