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Arte: gli affreschi della Chiesa di Sant’Anna a Farnese: tra alchimia ed ermetismo

Arte: gli affreschi della Chiesa di Sant’Anna a Farnese: tra alchimia ed ermetismo

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In una piccola valle, non lontano dal borgo di Farnese, la piccola Chiesa di Sant’Anna custodisce affreschi e stucchi che sono un libro di esoterismo, alchimia ed ermetismo.

Devo ringraziare Antonio Baragliu perché è grazie a lui che ho avuto la fortuna di ammirare un vero e proprio gioiello. Un palinsesto di storie e significati, nascosto in una piccola valletta, a meno di un chilometro dal borgo di Farnese. La Tuscia è piena di gioielli di questa portata, sconosciuti, defilati, nascosti, dimenticati. Un patrimonio enorme, frammentato sull’intero territorio.

Qui siamo in località Le Piagge, alla confluenza di due torrenti e di due strade che, guardando la chiesa dall’ingresso, formano una Y. E qui possiamo vederci un primo esempio, suggestivo, di esoterismo. Ma, cominciamo con un po’ di storia. La piccola, deliziosa chiesetta è conosciuta anche con il nome di S. Maria della Cavarella, denominazione che ricorda la nascita di questo edificio come ex voto alla Madonna della Cavarella (piccola via cava scavata nel tufo) per aver liberato il territorio dal flagello delle cavallette. Siamo nel maggio del 1577 quando un consiglio comunale delibera la costruzione di questa chiesetta e, pochi mesi dopo, un altro consiglio comunale stabilisce una specie di “progetto comunitario” deliberandone la costruzione con elemosine e fondi della comunità di Farnese.

Sulla nascita di questa chiesa di Sant’Anna vale la pena riportare alcune parole tratte dalla pubblicazione “Un insolito percorso tra arte e alchimia”, a cura di Rossana Giannarini con i contributi di Enrico Salvatore Anselmi, Fulvio Ricci, e Giovanni Antonio Baragliu. Il brano in questione è di Ricci e ci ricorda come: “La documentazione in nostro possesso evidenzia in modo palese come il progetto dell’edificio sia nato e sia stato elaborato nell’ambito della comunità di Farnese, sulla spinta di una grave calamità naturale che affliggeva la già misera economia agricola locale. Questo aspetto contrasta con la consolidata tradizione che vuole la chiesa eretta come ringraziamento per il felice esito di un difficile parto della duchessa Camilla Lupi dei marchesi di Soragna, moglie del signore di Farnese e Latera, Mario. Non vi è però contraddizione tra il dato documentario e l’oggetto della tradizione, quest’ultima è probabilmente il frutto di un atto di appropriazione collegato con l’assunzione del patronato da parte dei Farnese, signori locali, che contribuiva a sottolineare l’importanza della piccola chiesa”.

Ciò che conta, anche per la bellezza e la magnificenza estetica degli affreschi e degli stucchi ancora visibili, è l’attribuzione che lo stesso Ricci, nel 1993, fa degli stessi ad Antonio Maria Panico. Chi era costui? Domanda legittima. Perché questo artista, amato allievo di Annibale Carracci, ricordato anche da Luigi Lanzi nella sua Storia Pittorica d’Italia, subì poi un destino di semi oblio. Fu il Panico a vedersi commissionare stucchi e pitture che rendono questa chiesa un vero e proprio gioiello.
Ma oltre alla fattura meravigliosa di stucchi e affreschi, il motivo maggiore di interesse, rispetto alla Chiesa di Sant’Anna, è la lettura alchemico-misterica degli stessi.

A scanso di equivoci e a scanso, soprattutto, di giudizi affrettati e altrettanto affrettate chiusure intellettuali, è utilissimo riportare cosa riporta Baragliu proprio rispetto all’alchimia, che era qualcosa di tutt’altro che privo di una sua struttura anche teorica: “Nell’accezione comune rappresenta il miraggio illusorio e fallimentare di fabbricare l’oro, da una qualunque altra materia, attraverso l’utilizzo della cosidetta pietra filosofale. Troppo poco per giustificare qualcosa che ha agitato le coscienze di un infinito numero di persone nel corso di almeno tre millenni, permeando profondamente le culture orientali ed occidentali, che mostra collegamenti polivalenti con l’Ermetismo, la Seteriologia, la Mistica, ed affonda le sue radici nella Psiche. La realtà è molto più complessa ed i veri alchimisti, filosofi, come si definivano avevano ben chiaro in testa che la loro arte era inscindibilmente pratica filosofica, spirituale e scienza sperimentale. […] Esistono altre versioni sull’origine del termine, basate spesso sulla cabala fonetica o nel considerare la parola come fosse un acronimo (Ars Laboriosa Convertens Humiditate Ignea Metalla In Aurum per es.)”

Insomma, solo un accenno per spiegare che quando si parla di alchimia, di esoterismo e di ermetismo non si sta parlando di qualcosa di poco serio. E neanche di qualcosa che sia in contrasto con la religione. La chiesa di Sant’Anna è, da questo punto di vista, un meraviglioso affresco allegorico in cui alchimia e religione si dipanano in un meraviglioso racconto, in un’ode di altissima fattura.
Queste premesse cercano solo di rendere un po’ più comprensibile (senza la pretesa di essere esaustive) il meraviglioso percorso alchemico-esoterico che si apre davanti agli occhi di chi ha la fortuna di vedere gli interni di questa chiesa, i suoi affreschi e i suoi stucchi.

Sempre secondo Baragliu, che mi è stato preziosa e insostituibile guida, la chiesa di Sant’Anna sarebbe una dimora filosofale. E ricorda la visita pastorale di Monsignor Bernabei che, sceso a guardare la chiesa rimase assai colpito dalle figure riportate negli affreschi. Scrive il Baragliu: “Le figurine che irridenti e beffarde popolavano gli spazi tra gli stucchi e gli affreschi della vita di Maria, avevano ben poco di sacro e potevano certamente apparie sconvenienti in un luogo consacrato. Diavoli rossi vestiti con i paramenti della messa, o dediti a suonare una cennamella al margine di uno stagno popolato da cigni; impudichi puttini intenti ad orinare su ruote da mulino, o a soffiare con piccoli mantici da fuoco nel didietro di alcune capre, o affannati a salire su alberi della cuccagna.”
A dire il vero è tutto il ciclo pittorico di questa meravigliosa chiesa di campagna rimandano all’alchimia, secondo Baragliu. Tutto: La sua struttura, la sua ubicazione in prossimità di un trivio a forma di Y. E tutto rimanda ad una pratica e ad una filosofia che non erano certo estranee alla corte dei Farnese a cavallo dei secoli XVI e XVII.”

In questa chiesa di Sant’Anna vi è un fiorire di allegorie alchemiche come l’Uroboros, l’unione degli opposti; il Diavolo; Pan e i cigni; la lumaca; l’albero della cuccagna. E poi, e poi, quelle meravigliose raffigurazioni della vita di Maria, riprese dai vangeli apocrifi. Tutte tranne una, come mi fa notare Baragliu, quella a destra rispetto all’entrata. In questa scena due uomini parlano con una donna e uno di loro pare contare con le dita della mano mentre l’altro sembra indicare una figura non certo rassicurante. Vicino a loro alcuni servitori imbandiscono una tavola in una loggia con una vita ricca di grappoli. Sulla destra vi è una figura femminile che sembra intenta a fare l’elemosina a due uomini di cui uno pare avere i connotati di una figura diabolica. Insomma una raffigurazione assai lontana da quella che era la classica iconografia mariana.

Annunciazione, natività e morte si susseguono in un racconto per immagini inframmezzato da stucchi che riportano le immagini delle virtù. In un caleidoscopio di colori, suggestioni, rimandi e simboli.

Davvero si tratta di qualcosa di incredibile, qualcosa che, come scrive sempre Baragliu ci fa capire che: “ Dietro queste complesse e affascinanti figure, purtroppo incomplete, si può intravedere una dottrina profonda e solida che fa da filo conduttore e collega tra loro le rappresentazioni pittoriche. Anche ad un profano non possono passare inosservati i frequenti rimandi che si intrecciano tra le varie parti degli affreschi con gli stucchi. Dietro l’opera c’era sicuramente un progetto ambizioso, elaborato probabilmente in sintonia con il committente, per rappresentare un messaggio profondamente dottrinale e indirizzato a pochi iniziati, che il pittore ha saputo manifestare con grande immediatezza ed efficacia.”

Letture consigliate
“Farnese e Ischia di Castro. Un Insolito percorso tra arte ed alchimia” a cura di Rossana Giannarini con Enrico Salvatore Anselmi, Fulvio Ricci, Giovanni Antonio Baragliu. Pubblicato da Fondazione Carivit

I dipinti ermetici della chiesa di Sant’Anna a Farnese di Paolo Galliano. Articolo contenuto nel saggio “Le dimore filosofali nella Tuscia del XVI secolo”.

Geraldine Meyer

discoverytuscia.blogspot.com

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