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Anniversari: nel 2020 i magnifici “cento” anni dalla nascita di Federico Fellini

Anniversari: nel 2020 i magnifici “cento” anni dalla nascita di Federico Fellini

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Tra un anno ricorrerà l’anniversario dei magnifici “cento” anni dalla nascita di Federico Fellini. Molti eventi bollono già in pentola per ricordarlo. Quando si parla di Lui è subito festa, risate, ammiccamenti, suoni, vecchie armonie e voci della memoria risalgono in superficie, nitide e squillanti come lo era Lui. Arrivano alla nostra attenzione notizie di mostre, pubblicazioni, rassegne letterarie, convegni e manifestazioni di ogni tipo, a Rimini in primis, la sua amata città, ma contemplate in ogni parte del mondo, per onorare l’artista, il poeta, il regista, il pittore, l’uomo che conteneva tanti talenti, il contemporaneo più amato e conosciuto nel mondo della celluloide. Eppure anche se osannato ovunque, il suo lavoro e il suo pensiero hanno creato diffidenza in alcuni casi, e malcelate o esplicite ostilità in altri, soprattutto in Italia, dove una sorta di diffidenza è stata sua compagna di vita; ove si può applicare il detto ” Qui lo dico, qui lo nego,” frase esplicita che insinua dubbi e fa serpeggiare incomprensioni da parte dei mancati estimatori di Federico Fellini, che al contrario di quello che si pensa ci sono stati e continuano ad esistere. La sua monumentalità di uomo di indiscusso ingegno, si è posta spesso come un’ombra tra Lui e la sua fama. A volte nella vita lavorativa delle persone, intervengono fattori di crescita personale dovuti al sacrificio del progredire, oppure attribuibili a collaborazioni artistiche inossidabili e durature, come nel caso dell’amicizia umana e lavorativa tra Fellini e Tonino Guerra.

Si incontrarono nei magnifici anni 70, al bivio di “Amarcord.” Entrambi nati nel 1920, quando il primo, era un affermato regista, e il suo amico uno tra i più amati e raffinati sceneggiatori, con la poesia nell’anima che esplodeva dal suo essere. Strade parallele, strade in salita, stesse buche, omologhe vittorie. Un Capricorno e un Pesci, uno ancorato a terra, legato ai ricordi e alle tradizioni, l’altro appeso al sogno, foderato di inconscio. Un binomio astrologico favorevole, nato sotto una buona stella e sotto i migliori auspici . Non si lasciarono mai più, un’amicizia “capolavoro,” 40 anni fecondi con Oscar e Nomination da condividere, in un giardino all’ombra di un ciliegio, ( per dirlo alla Čechov. ) sulle colline di Pennabilli. “Amarcord” fu la pietra miliare di quella cinematografia, vittoria con Oscar come miglior film straniero. Una pellicola che ha viaggiato per tutto l’emisfero terrestre, un capolavoro riconosciuto in tutto il mondo. A questo punto è inevitabile una nota dichiarazione di Gianfranco Angelucci, autore di un libro intitolato “Segreti e bugie di Federico Fellini”, racconto dal vivo del più grande artista del ‘900, con misteri, illusioni e verità inconfessabili e forse un pò pruriginose sul Fellini artista e uomo.
Cita testualmente ” Se Rimini e la Valmarecchia sono diventate famosissime e salite alla ribalta, così come Via Veneto a Roma, è grazie alla forza e alla caratura di questi due grandi personaggi insieme, come Guerra e Fellini”.
La forza stratosferica della loro poesia, i fatti e gli accadimenti storici e territoriali, hanno fatto amare i luoghi dove le storie sono state concepite e in successione raccontate a tutto il mondo. E qui casca l’asino però, un dettaglio va svelato, Fellini ha sempre girato altrove i suoi capolavori, ma pensandoli e immaginandoli nei dintorni romagnoli. Ostia e Viterbo si sono dimostrate ottimi set, ma la credenza popolare indugia ancora a credere, che gli esterni appartenessero al territorio Riminese, mentre gli interni venivano per la maggior parte costruiti e allestiti a Cinecittà. Una “Fiabilandia” incontrastata fucina di caratterizzazioni uniche e variabili. Andrea Guerra, figlio di Tonino, grande compositore di musiche da film e colonne sonore per sceneggiati televisivi, ha da poco inaugurato a Santarcangelo di Romagna, luogo natale del padre, un museo permanente intitolato al genitore, dove il tempo si è fermato nei fenomeni ideati insieme all’amico, e ben conservati nella celluloide, nella carta stampata o nei reperti familiari.
Federico Fellini è entrato nelle nostre case, i suoi racconti hanno raggiunto il nostro immaginario collettivo, eppure alcuni dei suoi capolavori, quelli meno decifrabili, come “Otto e mezzo”, “Casanova”o Satyricon,”non si sono svelati totalmente per la loro complessità. Ingegnerie emotive ancora da approfondire, da valutare, da guardare con qualche dubbio di comprensione, ancora oggi qualche stralcio di esse, fornisce percezioni sopite o ancora inesplorate, poco fruibili da menti non troppo allenate. “Amarcord”, ” La dolce vita”, “I vitelloni,”sono la manifestazione del genio complesso di un uomo, supportato da un altro uomo, invogliato a scrivere la sua dichiarazione d’amore al genere umano nelle sue complessità. Fellini con il capolavoro ” Amarcord”, incassò il suo meritatissimo quarto Premio Oscar, insieme alla richiesta in compensi firmata a più zeri, per girare un sequel, ma nonostante le promesse di cospicui guadagni si dichiarò infastidito dalle insistenze dei numerosi produttori, anzi rispose con un netto diniego. A volte era quasi divertito, ma rispondeva sempre alla stessa maniera “Io il mio film l’ho fatto, ci pensino altri”.

Lui non voleva tornare sui suoi passi, era già oltre, proiettato verso nuovi scenari, immerso in orizzonti inesplorati ma fervidi nella sua mente feconda. Una Major Company con sede ad Hollywood, gli propose di portare sullo schermo l’Inferno di Dante, con un compenso in denaro stratosferico, avrebbe potuto con i proventi di quel progetto, vivere mille vite a 5 stelle, ma rifiutò, quello che aveva gli bastava, la sua creatività non doveva essere incanalata ma doveva volare liberamente. Fellini era un artista in preda alla sua vocazione, leale con sè stesso, e non corruttibile. Era considerato persino uno “Spiritualista”, rispondeva alla sua personale religione, con i film ” Le notti di Cabiria” e “La strada,” veniva denigrato dalla sinistra che tendeva al rosso fuoco, mentre l’anatema della curia romana gli arrivò con “la dolce vita”. Ci fu una tregua con “Amarcord”, quando la sua rappresentazione grottesca e tragicomica del fascismo, lo rese l’unico in grado di rappresentarla. Era un grande amico del Presidente Pertini, erano come due amici da pacca sulla spalla. Dopo la morte di Aldo Moro, Fellini realizzò in un tempo brevissimo “Prova d’Orchestra,” il Presidente convocò entrambi i rami del Parlamento che assistettero in religioso silenzio alla proiezione della pellicola di Federico; che raccontava con le immagini, le sciagure provocate dal terrorismo. Il Quirinale lo accolse come uno dei più grossi eventi Nazionali.
Dopo aver vinto ogni premio e riconoscimento possibili, persino la Legion D’Onore Francese e in ogni dove vi fosse qualcosa da vincere , li conservava come un premio all’Italia. Combattè contro Silvio Berlusconi, perdendola, la sua battaglia contro le reti Fininvest, che con la pubblicità procrastinavano lo scempio televisivo nei confronti di un’opera d’arte,” Non si interrompe un’emozione”gridò un giorno.

Lui aveva “La strada” tracciata, la sua strada, insieme alla sua Giulietta Masina. Si cimentò ne ” La voce della luna” considerato il film testamento, e c’è da giurare che Lui sapesse realmente ascoltare quella voce, per trarne la sua influenza. Ricevette dal Giappone nel 1990 il Premio dell’Imperatore, il massimo riconoscimento del mondo orientale.
L’anno prossimo ritroveremo tutti, tramite Federico Fellini l’orgoglio di essere Italiani, gran parte della nostra ricchezza risiede nelle radici della nostra cultura, e i film di questo regista sono la più luminosa espressione di questo valore.

Maria Grazia Vannini

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