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Al cinema con cittapaese.it: “L’età giovane”, torna lo stile impeccabile dei Dardenne

Al cinema con cittapaese.it: “L’età giovane”, torna lo stile impeccabile dei Dardenne

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Esiste, o qual’è un dato confortante e fondamentale che rassicuri l’occidente riguardo al fatto che non potranno mai esistere.. una terza, una quarta, o l’ennesima generazione di convertiti all’Islam radicalizzato, pronti a farsi esplodere in un qualsiasi contesto Europeo? Purtroppo nessuna rassicurazione, i dati sono costanti e negativi, le giovani generazioni del prossimo futuro, sono ad alto rischio di arruolamento tra le file del fondamentalismo islamico, senza escludere i già convertiti in aumento. Dal 1996, per questo motivo, siamo alle prese con un problema gravissimo, che bussa da tempo alle porte dell’Europa, anzi la abita sovrastandola di incertezze. La guerra santa per i radicalizzati dalla Jihad, è una missione irrinunciabile. Vorremmo vedere evaporare le nostre paure come la nebbia al sole mattutino, ma loro rimangono presenti e gravitano come un’ombra minacciosa sulle nostre vite. I fratelli Dardenne sono tornati per ricordarcelo!

Questo è il filone, o la traccia del loro ultimo e splendido film “L’età giovane,”. Lo dico sottovoce, ma hanno trattato e sviscerato questa problematica, in maniera competente, altamente istruttiva, pacata ed esauriente, e sopratutto lo hanno fatto in maniera decisamente corretta, senza condannare o penalizzare ogni musulmano emigrato, senza sperare di vederli tutti nel calderone delle infamità. I fratelli Dardenne, hanno girato il film con l’aiuto del Ministro per la gioventù e lo sport, “Rachid Madrane “nato in Belgio, ma di origini marocchine e di religione musulmana. La radicalizzazione promossa dal Califfato, da parte di imam senza scrupoli nel plagiare menti acerbe, è sconfortante, pericolosissima e con argini deboli per essere contrastata. Jean-Pierre e Luc i registi, hanno messo sul piatto dell’informazione, una pietanza indigesta che non vorremmo assaggiare, ma che dobbiamo conoscere. Tematica estremamente interessante, complicata, soggetta a commenti di pancia, più che di cervello. I Dardenne, applauditissimi e vincitori a Cannes, lasciano trapelare in ultima battuta, un sentimento di cui tutti dovremmo con pazienza dotarci: la speranza, il finale è a sorpresa. Ahmed è un giovanissimo di tredici anni, ma già altamente radicalizzato, risiede in quella fetta di Europa “fucina di convertiti”, il Belgio. I suoi comportamenti sono compulsivi, ripetitivi fini all’esasperazione ,il ragazzo è rinchiuso in una prigione falsamente religiosa, lava le sue mani in maniera ossessiva, cercando di eliminare le impurità che lo infastidiscono per prepararsi così alla preghiera. Ha davanti agli occhi l’immagine del cugino ” Eroe,” morto per la Jihad, che ha sacrificato la sua vita in nome da Hallah.

Le persone che guardano la pellicola vengono catturate, coinvolte, catapultate nell’attualità più preoccupante e nelle emozioni più vere, compiendo un viaggio denso di interrogativi, dentro alla mente di un ragazzino pericolosamente islamizzato, plagiato dal suo “maestro”quello che incarna il male, in una moschea clandestina. L’attività di copertura è quella di un banale negozio di generi alimentari, (specchio per le allodole), il retro bottega, ospita la sala di indottrinamento. L’intera famiglia Di Ahamed è integrata nel contesto lavorativo e sociale della città. La madre e i fratelli, vengono additati e condannati dal congiunto, per i loro comportamenti troppo occidentali e spregiudicati. La madre in modo particolare è in conflitto con il figlio adolescente, perchè lei rifiuta il velo, e si è adeguata a comportamenti di apertura verso “gli Infedeli”.

A quel punto il ragazzo comincia a premeditare il gesto eclatante dell’omicidio della sua insegnante, perchè la ritiene una peccatrice. Lei vuole insegnargli l’arabo ascoltando canzoni, lo sollecita a salutarla cordialmente con una stretta di mano, ma per Hamed è un gesto altamente offensivo e intollerabile. Lui vuole diventare un martire come il cugino, sogna la guerra Santa contro l’Occidente, vorrebbe partire per la Siria e arruolarsi nelle file del Califfato. L’imam gli ha promesso ” La vera vita” dopo il martirio, che lui ha tradotto nell’omicidio della sua maestra, se riesce a compierlo, sarà salvo. Lei, è solo una peccatrice che si ostina ad integrarlo per non perderlo. Anche quando comincia a scoprire il desiderio erotico, per una coetanea belga ritenuta apostata, la sua fede non vacilla, inciampa e si rialza condannandosi aspramente, e intensificando la chiusura della sua mente nell’abisso dell’irretimento. Questo, diventa un caso, in cui tutte le opportunità per il recupero del ragazzo sono allertate e sollecite. I servizi sociali, in questa occasione funzionano, la famiglia è consapevole e presente, eppure il tarlo dell’autodistruzione lavora senza soste nella testa di Hamed. A Cannes hanno definito il film “Una favola” che tratta l’asservimento quasi ipnotico a una causa sbagliata, un film che risulta rigoroso, essenziale, coinvolgente e con uno stile impeccabile, il finale è assolutamente a sorpresa, fidatevi. Felice di averlo visto.

Maria Grazia Vannini

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