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Al cinema con cittapaese.it: “Burning” di Lee Chang-Dong, tratto da un romanzo di Murakami

Al cinema con cittapaese.it: “Burning” di Lee Chang-Dong, tratto da un romanzo di Murakami

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Haruki Murakami, il grande scrittore traduttore e accademico giapponese, molto amato soprattutto dal pubblico femminile, ma noto anche a quello maschile, si è cimentato nell’approvare che alcuni dei suoi racconti diventassero film. Lui che tra le sue frasi celebri asserisce che…“Non esiste nessuno a cui piaccia la solitudine, è solo che odio le delusioni…” E come dargli torto! Ha imposto il suo stile letterario dando una impronta unica e personalissima a tutto il suo lavoro, approntando un linguaggio delicato squisitamente poetico, ma anche singolare per le sue trame assolutamente inconfondibili e surreali. Presenta, nei suoi romanzi situazioni quotidiane fatte di gente comune, poi sorprendentemente le persone del “Pianerottolo”diventano assurde, complicate, alternative, irrimediabilmente confuse tra psiche e sogno. I suoi personaggi viaggiano in labirinti verticali, sofisticati, composti di scenari onirici, e colorati di insolite metafore, che tratteggiano con sublime veridicità la superficialità umana ma anche l’introspezione più profonda.
Chi legge Murakami viene tradotto per mano in paesi della fantasia più sfrenata e contorta. Nella scrittura dello scrittore si sviluppano le dinamiche analitiche più profonde e indecifrabili dell'”io” più nascosto, si scandagliano gli abissi più bui e inesplorati del comportamento e dell’animo umano. I racconti di Murakami sono come musei a cielo aperto, composti da percorsi visivi ,da pittoresche istantanee interiori, dove ci si immerge talvolta riconoscendosi, con i propri vizi, le proprie debolezze o le proprie consapevoli risorse, congelate gelosamente nell’anima di ognuno di noi e aggrappate al proprio inconscio. E’ questo il caso di ” Granai incendiati” tradotto per il cinema in ” Burning” (ardente, bruciante, cocente) come la passione estrema. Due giovani ragazzi si ritrovano in un fast food a parlare di ricordi della loro infanzia, puntualizzando un momento in cui lei ricorda a lui di quando da ragazzino le disse che era veramente brutta. Quell’istante rappresenta il trampolino della rivalsa della ragazza, Haemi, quella frase adolescenziale ricordata, diventa una sorta di sfida per la donna, per imporre una nuova versione sofisticata, sensuale e carnale di sè, con una risoluzione immediata della faccenda che parifica i conti in sospeso, anzi a suo favore. Il gioco ha inizio per conquistare chi in precedenza non l’ha apprezzata, come da proverbio ” Chi disprezza compra..”in seguito.
A volte succede, e nemmeno tanto di rado. Quel desiderio primitivo di rivalsa prende corpo, quando lei sfodera tutte le armi della seduzione per conquistarlo, persino simulando la pantomina di sbucciare virtualmente e assaporare un mandarino, mentre lui estasiato ne percepisce mentalmente persino il sapore. Lei lo trascina nel suo appartamento con la scusa di affidargli il gatto, di cui lui accetta di occuparsi, durante l’assenza di lei per un viaggio in Africa, e per abbandonarlo immediatamente dopo il suo ritorno, per un nuovo e ricco fidanzato, Ben. L’uomo è avvolto di un alone di mistero che cela una natura inquietante, ma a sorpresa svela di avere una inconfessabile passione. Jong-su il protagonista è un aspirante scrittore alla ricerca di una storia da raccontare. Abita da sempre nel suo disagio, provocatogli da una famiglia ricca di abbandoni e dichiarate mancanze che il ragazzo vuole colmare con altro, per soffocarne il ricordo.
La nuova storia d’amore con Haemi così inaspettata gli fornisce il movente per farlo. Al ritorno dal viaggio in Africa però lei, dopo le attese e le aspettative di Jong-su sulla loro storia, si presenta all’aeroporto con Ben, il nuovo e facoltoso fidanzato. Chi è in realtà costui? Uno che non si svela facilmente, uno che ha una vita affollata di incognite, Ben stesso è l’incognita, è il ritratto implacabile dell’incarnazione del male. Il film si sviluppa su questo strano triangolo, in cui i tre protagonisti espongono le loro personalità molto lentamente, fornendo piccoli tasselli all’intuito di chi guarda. E’ un film enigmatico pieno di pause che introducono a una contorta macchinazione ,da cui si intravede una soluzione terribile e complessa, sintomo e specchio di una contemporaneità sconvolgente e fin troppo reale. Lee Chang-dong, il regista, ha trasformato il romanzo di Murakami in un presente di difficile lettura. Le bugie le menzogne una sull’altra, costruiscono la vicenda assurda di questa storia complicata. Ben è un uomo ricchissimo e annoiato che fa uso di droghe, perennemente alla ricerca di stimoli che ” Uccidano” la noia di cui è vittima, in una Corea del sud ancora vulnerabile di povertà e abitudini ataviche, dove le differenze sociali, la violenza il pregiudizio, sono più forti che mai ,offerte al pubblico in sala da strati e strati di maschere ambigue e sorrisi forzati. Il dualismo tra Ben e Jong-su gravita attraverso la figura femminile di Haemi, che funge da perno, un triangolo costruito sulle ossessioni dei due ragazzi maschi, che rappresentano due archetipi opposti: il bene e il male. Jong-su troverà la sua storia da scrivere attraverso una realtà macabra e scabrosa, vissuta in prima persona. Film di grande interesse sotto diversi aspetti, Candidato alla Palma D’oro a Cannes, Premio alla migliore attrice e Premio della National Society of Film Critics Award al miglior attore non protagonista, Un cast eccezionale ” Yoo Ah-In, Steven Yeun, Jong-seo Jun, Joong-ok Lee, Soo-Kyung Kim” .Merita tutte le stellette che gli sono state attribuite.
Maria Grazia Vannini

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