Al centro storico la “prostituzione” è nell’aria, ormai è l’unico business che funziona: cronache di una città che cerca l’arte e trova le case chiuse

Ci scrive una signora del centro storico, A.P., che racconta qualcosa che fa riflettere: “Non ho nulla di personale contro le prostitute, ma sono stanca del passeggio che c’è sotto casa mia per tutto il giorno e non parliamo delle tante citofonate sbagliate che ricevo, delle mille volte che devo affacciarmi alla finestra per comunicare a chi è di sotto che ha sbagliato indirizz; , dico io, eppure sono in pieno centro!! Ma quante ce ne sono e tutte qui poi in questa zona..”. E’il business più antico del mondo, ma anche quello che continua a funzionare a meraviglia a Viterbo, la prostituzione: “case” sorgono dappertutto nel centro storico, tanto che le professioniste del sesso che fanno bella mostra di sè e non nascondono la loro vera identità più di tanto le trovi dal tabaccaio, al supermercato, ovunque, di colore, dell’est, cinesi, un panorama cosmopolita. E qui non si tratta di fare moralismo, ma il problema andrebbe affrontato: non in maniera repressiva, per carità, ma magari cercando di convogliare tutte le “belle signore” in qualche altra zona (già c’è un aumento di presenze al Riello ed in zona Ipercoop per la precisione) in maniera da salvaguardare l’immagine del centro storico che è ormai un mix confusionario di bar, baretti, pizzetterie, bed and breakfast e case chiuse. Non c’è da parte di nessuno in città la volontà di salvaguardare un patrimonio d’arte interessante che non meriterebbe di essere associato a dimensioni così profane: una città che aspira ad essere d’arte potrebbe inventarsi qualcosa, pensare ad un quartiere a luci rosse, ma segnali in tal senso non se ne vedono: al momento ai turisti offriamo ben poco, magari del sesso a buon mercato, quello sì.

(pasquale bottone)

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