Home Politica 10 anni di Pd, a Viterbo la festa non c’è: cronache di un partito “impopolare”, abituato nella città dei papi alla triste gestione del potere
10 anni di Pd, a Viterbo la festa non c’è: cronache di un partito “impopolare”, abituato nella città dei papi alla triste gestione del potere

10 anni di Pd, a Viterbo la festa non c’è: cronache di un partito “impopolare”, abituato nella città dei papi alla triste gestione del potere

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Si festeggiano i 10 anni del Pd, ma a Viterbo non si stappano bottiglie di champagne, se qualcuno all’interno del partito vorrà celebrare l’evento lo farà nel chiuso delle segreterie o delle stanze di palazzo come suo solito: d’altronde i democrats nella città dei papi si tengono bene alla larga dalla tentazione di essere popolari, come immagine pubblica sono ridotti all’osso, da sempre preferiscono il tavolo delle trattative tra consorterie. Un pd chiuso alla società, familista e spocchioso che candida per la terza volta consecutiva il segretario provinciale Andrea Egidi, ex post-comunista convertitosi al renzismo post-democristiano (grigia riproposizione di un compromesso storico di vecchia memoria) si presenta da sè. Per il resto, a movimentare la vita di partito, più che le iniziative per la città sarà la lotta fra fazioni interne, alle volte più apparenti che altro perchè poi la spartizione giusta si trova sempre: tanto che il pd non è stato neanche capace di guadagnare forza e consensi in città dopo aver conquistato il Comune, tutt’altro, se manterrà il suo peso elettorale lo dovrà al sistema di clientele che alcuni suoi uomini gestiscono con privata abilità. Nulla di nuovo sotto al sole, quindi, la continuità nella non-politica e nella conservazione del potere: metodi che una parte di centrodestra viterbese condivide ed ugualmente pratica e che non escludono che in vista delle prossime regionali e comunali vi sia tutto un gioco di intrecci e di sotterranei trattative che superino la logica degli schieramenti e che permettano al sistema decrepito feudale di oligarchie affaristiche di restare un’altra volta in sella.

(pasquale bottone)

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